Quella caccia ai lupi che non aiuta la natura

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Perché quella del branco di lupi avvelenati in Abruzzo è una pessima notizia? E cosa c’importa se il governo italiano vuole eliminare gli ultimi vincoli di buonsenso a un’attività anacronistica come la caccia? Le due cose sono legate.

Da quando l’Ue ha deciso di declassare il lupo da specie «strettamente protetta» a semplicemente «protetta», in tutti i Paesi d’Europa si è scatenata una caccia al lupo che riporta alla mente gli squadroni militari francesi del Medioevo appositamente addestrati per il loro sterminio.

Dopo secoli di persecuzioni, che sono arrivate a vette di crudeltà senza precedenti, i lupi europei avevano iniziato a guardare il futuro con qualche speranza.

Nell’Italia degli Anni 70 del secolo scorso era rimasto qualche centinaio di individui che hanno progressivamente ripreso vigore da quando la specie è stata protetta.

Nessuna reintroduzione, come improvvidamente qualcuno ancora sostiene (adducendo magari di aver visto personalmente gli ambientalisti paracadutare i lupi in Appennino), semplicemente avevamo ricominciato a lasciarli in pace. Così oggi i lupi italiani sono poco meno di 4000 e prosperano dalla Calabria fino alle Alpi.

Una buona notizia per tutti? Evidentemente no. Infatti si è iniziato a protestare contro i troppi lupi, come se la quantità di animali selvatici la potessimo decretare noi per legge e ignorando che molti esperti calcolano in circa 20.000 la quantità di lupi tollerabili nella Penisola (gli stessi che erano presenti prima delle stragi moderne).

Da qui in poi è ripreso il massacro dei bracconieri, che poi altro non sono che cacciatori nella loro veste di maligni supereroi: di giorno tirano alle povere quaglie, di notte a lupi ed orsi.

Ritenendo a torto di essere loro a dover controllare la popolazione, solo uno dei tanti luoghi comuni dell’epica posticcia della caccia: i cacciatori che amano passeggiare, amano i cani, svegliarsi all’alba e mangiare in compagnia, come perfetti custodi della natura.

I cacciatori conservano l’ambiente nella misura in cui Erode avrebbe conservato gli asili nido: è la loro riserva per il sottile piacere di uccidere, unica misera giustificazione per uno pseudo-sport aborrito dalla maggior parte degli italiani. Se ci sono storture nella sovrappopolazione di ungulati sul territorio nazionale, la colpa è quasi sempre dei cacciatori, come sanno bene, per esempio, i cittadini dell’isola d’Elba, dove i cinghiali non erano mai stati presenti e dove oggi combattono contro circa 3000 individui introdotti dai cacciatori per il loro malsano divertimento.

I lupi contengono naturalmente il numero degli ungulati: dove ci sono lupi in libertà, i cinghiali abbassano drasticamente il loro tasso di riproduzione, anche senza che vengano direttamente predati allo stremo.

E funziona così in ogni parte del mondo, come ci ricorda l’esperienza del Parco di Yellowstone, dove i lupi furono sterminati dai cacciatori negli Anni 20 del secolo scorso e reintrodotti decenni dopo per regolare la popolazione dei cervidi che proliferava così tanto da distruggere ecosistemi e incrementare il dissesto idrogeologico.

Ciò vale a dire che i lupi, in un Paese come il nostro, sono anche in grado di mitigare il rischio di frane e alluvioni, oltre che a regolare gli eccessi di cinghiali.

Mario Tozzi