Uno schietto video editoriale che il Banchiere scrittore ha affidato ai social media in merito alla (contro) riforma elettorale in discussione presso le due Camere: destra e sinistra parrebbero d’accordo su nuove regole del gioco da varare pochi mesi prima della prossima campagna elettorale politica nazionale
Qualunquismo o realismo? Non ha dubbi il Banchiere scrittore Beppe Ghisolfi, nell’ambito del proprio video editoriale affidato ai social media WhatsApp e Instagram. La futura legge di ennesima revisione del sistema d’elezione di Camera e Senato, sembra essere stata studiata apposta, in maniera trasversale, per favorire la non/partecipazione al voto, dal momento che i due pilastri del futuro Parlamento, anzi tre, saranno: abolizione dei collegi uninominali a favore di circoscrizioni plurinominali basati su liste bloccate private del voto di preferenza. Ossia, il Parlamento, destinato a entrare in carica nel 2027, sarà nominato dai segretari dei partiti politici, e non realmente eletto da noi. Dulcis (amaro) in fundo: il premio di maggioranza, cioè seggi tolti al partito o alla coalizione seconda classificata. L’obiettivo, spiegano tutti, sarebbe di garantire la governabilità: peccato però – conclude Ghisolfi – che anche l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, preveda una premialità per lo schieramento prevalente, e infatti il vigente governo Meloni sta tagliando il traguardo di più longevo in assoluto nella storia d’Italia. Ciò però non è servito a portare a casa una sola riforma che fosse una.
Insomma, una legge elettorale senza preferenze, da chi è veramente preferita?



