Alla fine la ricetta magica per salvare l’Italia e l’Europa dalla recessione è sempre la stessa: razza, famiglia tradizionale, immigrati. Un repertorio consumato che torna fuori ogni volta che finiscono gli argomenti.
La cosa curiosa è che la vita reale è quasi sempre più intelligente della propaganda. Perché mentre si raccontano i pericoli dello straniero, le proprie storie personali dimostrano che le persone si incontrano, si amano, costruiscono famiglie e futuro ben oltre i confini.
È la storia dello stesso Vannacci: sposato con una donna romena conosciuta quando i romeni in Italia erano ancora extracomunitari. E meno male. Peccato che oggi quel mondo venga raccontato come una minaccia, popolato da stranieri brutti e cattivi da rispedire indietro, colpevoli di ogni degrado e di ogni paura.
È il paradosso di questa destra: pratica ciò che condanna o distrugge ciò che santifica. Vale per l’immigrazione, vale per quella famiglia tradizionale che viene sventolata come una bandiera identitaria e poi, spesso, smentita dalle stesse vite di chi la predica (Salvini è in questo senso paradigmatico).
Quando la realtà smentisce la propaganda, non restano idee. Restano slogan.
E quando finiscono anche quelli, resta soltanto il vuoto



