La VI edizione del Festival trasforma Chamois in un laboratorio culturale dove musica, sostenibilità e nuove narrazioni della montagna si intrecciano in un’unica esperienza.
Qui la musica è strumento di connessione tra culture e comunità; la ricerca e l’esperienza sul campo, dalla botanica alla geotermia, trasformano la natura in conoscenza; gli incontri e il cinema ridefiniscono lo sguardo sulle terre alte; il teatro porta al centro le relazioni, dando forma alle fragilità del presente.
Giunto alla sua VI edizione, il Festival Alt(r)i Ascolti consolida la crescita costante e coerente con il luogo che lo ospita: Chamois (AO). Fino al 9 agosto il borgo alpino senza auto, sospeso tra natura e silenzio, si conferma uno spazio raro, in cui la distanza dal rumore diventa possibilità di ascolto. Qui natura, musica e incontri prendono forma attraverso un programma, completamente gratuito, pensato come percorso in cui camminare, ascoltare, discutere e sostare sono azioni culturali interconnesse.
Organizzato dall’Associazione Insieme a Chamois con il sostegno della Regione Valle D’Aosta e del Comune di Chamois, il contributo di Fondazione CRT e la direzione artistica della musicologa Luciana Galliano, nel contesto unico del Plan des Avaz di Chamois, Alt(r)i Ascolti restituisce alla montagna un ruolo attivo: non solo sfondo, ma protagonista.
«Ciò che distingue Alt(r)i Ascolti è la qualità delle interazioni che genera. La presenza di artisti, ricercatori e pubblico in uno spazio raccolto favorisce la nascita di scambi reali e nuove idee. È questa dimensione conviviale e fertile a rappresentare il vero successo del Festival» commenta Fabienne Dejean, presidente dell’Associazione Insieme a Chamois.
La musica di Alt(r)i Ascolti
Alt(r)i Ascolti è innanzitutto il piacere della musica soprattutto come strumento per attraversare tempi, geografie e immaginari. Il programma costruisce una traiettoria ampia: la ricerca elettronica della compositrice ucraina Katarina Gryvul porta in quota paesaggi sonori contemporanei, dove la tradizione classica si trasforma in materia sperimentale; l’ensemble Eufoné propone inni e danze del basso Medioevo, riportando in vita un repertorio spesso distante dal pubblico contemporaneo attraverso un’interpretazione attenta alle pratiche storiche e alla forza originaria della musica; infine, l’Orchestra Multietnica Torino chiude il percorso con un concerto che intreccia tradizioni musicali dell’Africa subsahariana, attingendo alla tradizione dei griot (i cantastorie dell’Africa occidentale) e a strumenti come la kora e le percussioni, con jazz, afrobeat e i linguaggi di oggi.
Natura: conoscere per abitare
Il Festival si apre con una passeggiata etnobotanica guidata da Francesca Castagnetti, che introduce a un sapere antico e persistente: quello delle piante officinali e dei loro usi tra tradizione e contemporaneità. È un gesto di riappropriazione del territorio, un invito a leggere la montagna come sistema vivente. Questa prospettiva trova continuità nell’approfondimento sulla geotermia, a cura dell’ingegner Gregorio Tosi, attraverso la visita e l’analisi di un impianto reale al Lago Lod. Ecco che la sostenibilità esce dal piano teorico e diventa esperienza concreta.
Qui il Festival compie un passaggio netto: dalla contemplazione alla responsabilità. La montagna è paesaggio, ma anche laboratorio di soluzioni.
Incontri: narrazioni delle terre alte
Il dialogo con studiosi e autori ridefinisce il punto di osservazione. Linda Cottino, con il libro Una parete tutta per sé. Le prime alpiniste: sette storie vere, riporta alla luce figure cancellate dalla storia ufficiale: donne che hanno attraversato la montagna come spazio di emancipazione, mettendo in crisi i ruoli imposti e conquistando autonomia in un contesto ostile.
In questa direzione si inserisce il film Las Cholitas, in collaborazione con Cervino Cine Mountain: il racconto di donne boliviane che affrontano la scalata delle Ande in abiti tradizionali, trasformando l’alpinismo in un gesto di affermazione e riscatto. La montagna diventa qui spazio di emancipazione concreta, dove identità, corpo e libertà si ridefiniscono, mettendo in discussione stereotipi culturali e ruoli sociali radicati.
Andrea Membretti, con Diventare montanari. Viaggio tra i nuovi abitanti delle terre alte, sposta lo sguardo sul presente. Racconta chi oggi sceglie la montagna: non un ritorno romantico, ma un fenomeno stratificato, che intreccia desiderio di vita diversa, necessità economiche e trasformazioni sociali profonde.
Due traiettorie diverse, una linea comune: la montagna come luogo in cui si sperimentano nuovi modi di vivere.
Il teatro: uno specchio sociale
Lo spettacolo Gioconda – a cura del Collettivo Liberi Pensatori Paul Valéry – introduce una dimensione intima e politica. La protagonista, una donna anziana, lotta per un gesto minimale, farsi un caffè, che diventa affermazione di autonomia. Intorno a lei, un mondo che non la comprende più e che trasforma la cura in controllo. Lo spettacolo mette a fuoco nodi cruciali: la rimozione sociale della vecchiaia, l’incomunicabilità tra generazioni, la difficoltà di riconoscere valore nella fragilità.
Qui emerge con forza il tema implicito del Festival: la relazione.
PROGRAMMA 2026 – Tutti gli eventi sono gratuiti e si svolgono al Plan des Avaz.
sabato 8 agosto
h. 10,00 La geotermia come possibile soluzione di riscaldamento sostenibile, presentazione a cura dell’ingegner Gregorio Tosi. Seguirà la visita a un impianto geotermico realizzato al lago di Lod
h. 15.00 Inside the creatures, concerto di musica elettronica della compositrice ucraina Katarina Gryvul
h. 18.00 Presentazione del libro Diventare montanari. Viaggio tra i nuovi abitanti delle terre alte (People 2025), a cura di Andrea Membretti, docente di Sociologia del Territorio all’Università di Pavia e all’Università di Milano-Bicocca: una riflessione sul tema dei cambiamenti “sociologici” in atto nelle terre alte
domenica 9 agosto
h. 11.00 Concerto del Gruppo vocale e strumentale Eufoné Stella Splendens, inni e danze del basso Medioevo
h. 15.00 Concerto dell’Orchestra Multietnica Torino World Music, 6 musicisti dall’Africa, dall’Italia e dal Brasile
h. 16.30 Festa di chiusura del Festival con le delizie de Le Fourd es Amis



