OLIVIA NEWTON JOHN: LA PERFEZIONE NON DEVE MORIRE

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La voce come acqua di sorgente, fresca, trasparente, limpida. Che ti rinfrescava e subito si arrampicava dallo stomaco al plesso solare e poi si faceva groppo in gola

E quella combinazione occhi-sorriso che era la forma mortale della perfezione. Per lei perdevamo il sonno e il senno.

Sognavamo, tutti noi ragazzi, di portarla a casa, a farla conoscere ai nostri genitori: papà, mamma, questa è la mia fidanzata.

L’abbiamo sentita, quella voce perfetta come un quadro del Botticelli, seduti nel buio fumoso dei cinema, nei lunghi pomeriggi in cui al cinema si poteva restare a lungo, con lo stesso biglietto.

Era bella, brava, un cerchio di Giotto, un gioco Pitagorico, un arpeggio, un incipit mozartiano. Era la candida Sandy e il diavolo in tacchi alti, subito dopo. Donne così perfette non dovrebbero mai morire.

Noi invece, da quattro anni facciamo a meno della sua grazia. Si chiamava Olivia Newton John. Noi, qui, invecchiamo. 

Giorgio Billeri