Lo stallo di Meloni in Europa: l’effetto boomerang di una politica disumana e senza visione

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Nel tentativo di incassare consenso politico attaccando la Spagna e sulla pelle dei ragazzi manipolati dai social e spediti a Ceuta e Melilla, con la complicità del Marocco, Giorgia Meloni non ha considerato la vera natura geografica e giuridica dell’Italia.
Quando uno Stato parte di un trattato multilaterale (in questo caso il Codice Frontiere Schengen) decide unilateramente di sospendere le garanzie di libera circolazione verso un altro Stato membro, l’altro Stato ha il pieno diritto di adottare misure speculari e simmetriche a tutela del proprio territorio e dei propri cittadini.
Giorgia Meloni ha fatto un disastro: Madrid ha risposto con la reciprocità del Diritto Internazionale, Berlino ha riaperto i respingimenti e l’Italia si è trasformata nel “tappo” del continente, dopo aver invocato per anni solidarietà verso se stessa.
Il vizio di fondo della posizione di Palazzo Chigi risiede in un clamoroso errore di valutazione geopolitica.
Meloni ha attaccato la Spagna per la sua amnistia sui migranti già presenti sul territorio, e che rispettavano precisi requisiti, sospendendo Schengen dopo l’orchestrata “crisi di Ceuta” per dimostrare la “linea dura” e incassare consenso interno.
Tuttavia, l’Italia è storicamente un territorio di passaggio. La stragrande maggioranza delle persone che arrivano dal Mediterraneo punta a raggiungere il Nord Europa per ricongiungersi con le proprie famiglie o cercare opportunità dove la presenza delle reti comunitarie è più forte.
Invocare l’irrigidimento dei confini e la fine della libera circolazione in Europa è distruggere la valvola di sfogo del sistema italiano: se le frontiere interne si chiudono, chi sbarca a Sud non può più proseguire verso Nord e rimane bloccato in Italia.
1. Dalla reciprocità di Madrid alla mossa di Berlino
Nel momento in cui Palazzo Chigi ha alzato la tensione con Madrid, non ha calcolato le inevitabili reazioni a catena.
Nel Diritto Internazionale e comunitario la risposta spagnola è la legittima applicazione del principio di reciprocità (tu serva servandum). Se un Paese sospende le garanzie di Schengen verso un partner, il partner ha il pieno diritto di adottare contromisure simmetriche.
Pensando di creare un asse rigorista, però, Meloni si è scoperta esposta a Nord.
Il cancelliere tedesco Merz, pressato dai sondaggi interni e dall’avanzata della destra di AfD, ha usato la medesima retorica dei confini per annunciare il ripristino dei respingimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo in base ai regolamenti di Dublino.
È il caso di Abdirisaq Warsame, una ragazza somala di 22 anni che il 19 agosto verrà rimandata in Italia nonostante tutta la sua famiglia viva in Germania, dimostrando che le regole d’ingaggio invocate a parole dalla Premier si sono ritorse contro l’Italia nei fatti, ma soprattutto contro migliaia di migranti che avevano già raggiunto altri paesi e avviato le pratiche, dopo essere approdati in Italia.
È folle pretendere che i trattati internazionali valgano solo quando fanno comodo e assolutamente ridicolo ridurre la risposta simmetrica di uno Stato (la reciprocità) a un “ricatto”.
Ciò svela l’incapacità totale di questo governo di stare nelle regole della comunità internazionale, per abbracciare cosa? L’ignoranza, l’ottusità e la mancanza di lungimiranza del trumpismo in declino.
2. Dove ci porta il sovranismo miope
Inevitabilmente all’isolamento: chi indebolisce le regole comuni finisce per essere schiacciato dai Paesi più forti.
Lo scontro con la Spagna e la stangata in arrivo dalla Germania mostrano il conto finale della diplomazia demenziale che abbiamo visto in questi anni, a partire dalle dichiarazioni senza senso del Ministro degli Esteri Antonio Tajani e dalle faccette di Meloni.
Senza una visione europea comune e rispettosa delle regole, le manovre d’astuzia politica finiscono per sgretolarsi di fronte alla realtà del Diritto e al dramma delle persone reali.
Vedere una ragazza separata dalla propria madre per una pura notifica burocratica è l’esempio lampante di come la ragion di Stato, soprattutto quando fasulla, distrugge il valore primario della persona umana.
Il 19 agosto, quindi, Abdirisaq Warsame, una ragazza somala di 22 anni, fuggita da un padre violento e un matrimonio combinato, verrà rispedita in Italia nonostante tutta la sua famiglia (madre, fratello e parenti) viva in Germania.
La polizia tedesca la preleverà dal centro d’accoglienza bavese per rispedirla da noi, in quanto primo Paese d’ingresso.
È di queste situazioni che stiamo parlando.
​Proviamo per un istante a spogliare questa vicenda dai cavilli di Dublino, dalle mosse di Berlino o dagli slogan di Palazzo Chigi. Proviamo a mettere noi stessi (io che scrivo, tu che leggi) nella pelle di quella ragazza.
Immaginiamo di essere fuggiti a vent’anni da un inferno domestico, da un padre violento e dal destino coatto di un matrimonio forzato. Immaginiamo di aver attraversato il Mediterraneo, di essere sopravvissuti all’inferno dei confini per riuscire finalmente a riabbracciare le uniche persone rimaste al mondo: nostra madre, nostro fratello, la nostra famiglia.
E poi immaginiamo di veder sfumare tutto questo per una secca notifica burocratica consegnata a mano in un centro di accoglienza in Baviera.
Non perché in Germania non ci sia posto per noi, ma perché l’Italia è stato il nostro casuale “primo Paese di ingresso”.
Poco importa che a Niederwerrn ci sia nostra madre ad aspettarci. La macchina degli Stati ha deciso che la competenza è di Roma, e la burocrazia non guarda in faccia a nessuno.
La cinica propaganda ha distrutto la nostra vita, oppure no?
Quando la politica riduce la complessità delle persone a numeri da esibire nei sondaggi, perde l’unica cosa che la rende legittima: il senso dell’umanità.
E a pagare il conto di questo boomerang ideologico non saranno i leader nei loro palazzi, ma ragazze come Abdirisaq, colpevoli solo di aver cercato protezione e un abbraccio familiare nel posto sbagliato dell’Europa.