Il Papa: per costruire la pace, disarmare la tecnica e l’Intelligenza Artificiale

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Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha reso noto il tema del Messaggio di Leone XIV per la 60.ma Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2027: “Disarmare la tecnica, servire la pace. La politica come “responsabilità preventiva”. I riferimenti ai temi dell’enciclica “Magnifica humanitas”
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

L’Intelligenza Artificiale richiede oggi di essere “disarmata”, liberata da logiche che la trasformano in strumento di dominio, di esclusione o di morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune

L’appello lanciato da Papa Leone XIV il 25 maggio di quest’anno, nel presentare la sua prima enciclica Magnifica humanitas, per invocare il “disarmo” delle tecnologie e perché si pongano invece al servizio del “bene comune”, risuona oggi anche nel tema scelto dal Pontefice per la celebrazione della 60.ma Giornata Mondiale della Pace, che si terrà il 1° gennaio 2027.

La responsabilità morale dei leader politici

“Disarmare la tecnica, servire la pace. La politica come responsabilità preventiva”: è infatti il tema sul quale sarà incentrato anche il suo Messaggio, e reso noto oggi, 11 agosto, dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Nel suo comunicato, il dicastero sottolinea che il Papa, con questa scelta, “desidera richiamare l’attenzione sulla responsabilità morale di chi è chiamato ad agire nell’ambito politico ed esorta l’intera umanità a promuovere la dignità della persona umana e a contribuire alla costruzione della pace cominciando con il «disarmare la tecnica»”.

I riferimenti all’enciclica Magnifica humanitas

Mentre, al numero 198 dell’enciclica Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio 2026, Leone XIV ricorda che “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile” e avverte a proposito dei rischi “connessi all’affidare all’intelligenza artificiale le scelte militari”, si legge ancora nel comunicato, “rivolge un accorato appello alla comunità internazionale affinché promuova accordi condivisi capaci di salvaguardare la responsabilità umana e i principi umanitari, nei contesti in cui vengono coinvolte la vita delle persone e la convivenza tra i popoli”.

La presentazione dell’enciclica nell’Aula del Sinodo

Sempre nella presentazione del 25 maggio nell’Aula Nuova del Sinodo del suo documento, un inedito nella storia della Chiesa, il Pontefice aveva ricordato che quelle quasi 200 pagine erano frutto della riflessione, all’interno della Santa Sede, sulle nuove tecnologie e l’Intelligenza Artificiale, la quale oggi tocca “molti ambiti della nostra vita”, influenza decisioni e sta “cambiando radicalmente il modo in cui si combatte la guerra”.

“L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata”

Da tutto ciò è maturata una convinzione che lo stesso Papa Leone definiva “inquietante” e che fa da traccia all’enciclica: “L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata”. “La parola è forte, lo so”, ammetteva Leone XIV, “ma è stata scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare vie da seguire per l’umanità”.

La tecnologia non indebolisca il nostro senso critico

Da tempo, sottolineava il Papa, la Chiesa si impegna a favore del disarmo nucleare, quale “servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana”. In senso analogo, “l’Intelligenza Artificiale richiede oggi di essere disarmata”, perché “come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune”. E “le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”.

La pace, non solo l’assenza di guerra, è la giustizia all’opera. Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio. Disarmare, tuttavia, non basta. Dobbiamo costruire.

Come orientare l’IA verso il bene comune

E qui il Pontefice ricordava l’esperienza fatta negli anni di missione in Perù, dopo le inondazioni. Lì, confidava, ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare i legami, ripristinare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo”.

Solo con una visione così integrale l’Intelligenza Artificiale potrà essere orientata verso il bene comune. Solo insieme – chi progetta i sistemi e chi ne subisce le conseguenze, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le istituzioni e i singoli individui, i centri di potere e le periferie – saremo in grado di costruire un futuro, non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.