A COSA SERVE TANTA SOLIDARIETÀ?

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In questi giorni una domanda è circolata per le strade di Cuba, nelle code per il pane, nelle conversazioni sussurrate: “A cosa serviva tanta solidarietà?”

È una questione legittima, umana, che nasce dalla fatica e dall’angoscia provocate da un feroce assedio economico, ideato da Washington per sottomettere un popolo che rifiuta di arrendersi.
Ho deciso di affrontare questa questione senza paura, senza slogan vuoti, ma anche senza concessioni alla disinformazione. Perché la risposta esiste ed è più potente di quanto l’impero vuole farci credere.

Il debito verso l’umanità: l’eredità di Fidel

Il Comandante in Capo Fidel Castro lo ha espresso chiaramente: “Essere internazionalisti significa saldare il nostro debito con l’umanità”. Questa frase non è uno slogan, è l’essenza della Rivoluzione cubana.

Cuba non ha dato medici, insegnanti e soldati ai popoli del mondo per ricevere qualcosa in cambio.

Lo ha fatto perché era la cosa giusta da fare, perché la solidarietà è il DNA di un popolo che ha saputo, anche nelle peggiori condizioni, tendere la mano al fratello.

Cosa sarebbe il mondo senza la brigata medica cubana che ha salvato vite umane durante l’Ebola nell’Africa occidentale? Cosa accadrebbe a milioni di persone in America Latina se non avessero imparato a leggere e scrivere grazie al metodo “Yo si puedo”? Che ne sarebbe di tanti popoli senza la mano ferma di Cuba nei momenti più bui? Questa è la risposta agli scettici: la solidarietà cubana ha costruito ponti, salvato vite umane e dato speranza a chi non aveva nulla.

Solidarietà che cresce e non si arrende

E di fronte all’assedio imperiale, dov’è la solidarietà verso Cuba? Non solo esiste, ma cresce ogni giorno. Flottiglie provenienti dal Messico rompono il blocco con amore e coraggio. L’Unione Europea ha costruito ponti di cooperazione. In 58 paesi le persone si stanno mobilitando per chiedere la fine della persecuzione economica contro l’isola. Ogni gesto, ogni spedizione di cibo e medicine ogni voce che solleva la propria denuncia è un atto di resistenza condivisa.

È abbastanza? No. Il blocco statunitense, la guerra economica più lunga della storia, ha causato danni incalcolabili.

Ma dire che non c’è solidarietà verso Cuba è una menzogna che l’impero vuole installare per scoraggiare il nostro popolo.

La realtà è che la solidarietà internazionale è un muro eretto contro l’aggressione, e ogni giorno siamo sempre più numerosi a costruirlo.

Resistenza: il più grande atto di solidarietà

Il governo cubano, lungi dall’arrendersi, ha moltiplicato i suoi sforzi per proteggere il popolo. Di fronte ai blackout sono state dispiegate le brigate elettriche. Di fronte alle carenze, la priorità è dare da mangiare ai bambini e ai settori più vulnerabili. Di fronte alle deportazioni è stata garantita la reintegrazione dei cubani rimpatriati. Non è un percorso facile, ma è l’unico possibile quando un Paese rifiuta di inginocchiarsi davanti all’impero.

Come ha insegnato Fidel, la resistenza del popolo cubano è il più grande atto di solidarietà che possiamo offrire alla nostra storia. Resistere non è rassegnazione.

È la certezza che un altro mondo è possibile, che Cuba non sarà sconfitta dalla fame o dalle minacce. È la convinzione che la nostra storia, scritta con sangue e sudore, non finirà in un museo del neoliberismo.

La domanda che merita una risposta

A cosa è servita tanta solidarietà? È servito affinché il popolo cubano non fosse solo. Serviva a far sì che la bandiera della dignità non cadesse. Ha aiutato migliaia di bambini in tutto il mondo ad avere un’opportunità.

È servito a dimostrare che un piccolo Paese, bloccato e assediato, può essere più grande delle potenze che lo attaccano.

La solidarietà non è un assegno in bianco né una merce di scambio. È un impegno etico che Cuba ha onorato e continuerà ad onorare. E finché l’impero cercherà di isolarci, continueremo ad aprire le braccia, a costruire reti e a dimostrare che l’umanità non è negoziabile.
Cuba vive, Cuba combatte, Cuba vincerà!
Andrea Paolieri