Diritti civili e diritti sociali camminano insieme o non camminano

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Non facciamo l’errore di prendere per buone le accuse di una destra che non fa altro che replicare i discorsi di Trump, cercando di italianizzarli: nel nostro Paese non esiste una soggettività politica organizzata che abbia promosso la cancel culture o abbia chiesto di tagliare i fondi alla polizia».

La deputata di Avs, Elisabetta Piccolotti, non ci gira attorno: «Siamo in piena crisi climatica, forse sarebbe nostro compito concentrarci esattamente sulla nostra agenda, non sull’agenda che la destra ci accusa di avere».

Pensa che sia urgente la convocazione del tavolo di coalizione?

«Sì, è giusto che la coalizione si riunisca, che si strutturi. Abbiamo già molte cose in cantiere, mentre si lavora al programma dobbiamo anche guardare a un autunno di mobilitazione: il 16 ottobre ci sarà lo sciopero globale per il clima, tutta la coalizione dovrebbe partecipare. Dobbiamo confrontarci col Paese reale».

I leader in questi giorni hanno posto l’accento sui temi economici come priorità. Condivide?

«Ce ne stiamo occupando da anni. Adesso dobbiamo decidere come dare maggiore visibilità delle nostre proposte. Come Avs abbiamo almeno tre pdl sul tema del lavoro, per noi quello dei salari troppo bassi è il punto centrale. Ma pensare di dimenticare che esistono anche diseguaglianze legate alla crisi climatica, al razzismo, alla misoginia, all’omotransfobia, sarebbe un errore gravissimo. Non c’è alcuna gerarchia fra diritti sociali e diritti civili, questo dibattito mi sembra privo di aderenza ai bisogni delle nuove generazioni, che invece ci chiedono di avere il coraggio di un cambiamento».

La destra promette di non intervenire sulla patrimoniale, a sinistra invece si studia per un fisco più equo?

«Dobbiamo costruire un fisco più giusto perché oggi il peso più grande è sulle spalle di chi ha un reddito sotto gli 80 mila euro, mentre i super ricchi pagano aliquote molto più basse. È una insopportabile ingiustizia. Se vogliamo attutire il peso fiscale sulle classi medie dobbiamo reperire le risorse da qualche altra parte. Chi dice che le diseguaglianze sono il principale problema del Paese, non può non porsi il problema di
una tassazione sulle grandi ricchezze».

Nella coalizione non c’è un’idea univoca neanche sulle primarie.

«Il programma, o almeno i punti comuni, vengono prima di ogni altra cosa, sono il fondamento dello stare insieme. Poi ho dei dubbi sul fatto che le primarie siano il metodo migliore per individuare una leadership, se ne discuterà con la dovuta laicità. Ma prima il programma».

I temi divisivi sono tanti, primo tra tutti il riarmo. Riuscirete a restare uniti?

«Sì. Anche perché sulle spese militari c’è già una contrarietà largamente condivisa. Si discuta nel merito dei temi con la volontà di cercare soluzioni possibili. Le divisioni non sono ammissibili, quanto accaduto nel 2022 non può ripetersi. Il popolo il progressista si aspetta una proposta all’altezza della battaglia in Italia e in Europa»

Elisabetta Piccolotti