Ripeto: lo ha deciso Giorgia Meloni e compari, i quali nel corso di questa vicenda non hanno lesinato comunicazioni alle agenzie stampa per intestarsi la decapitazione del programma d’inchiesta della RAI
Una palese violazione della libertà di stampa che vedrà scivolare il nostro Paese ancora un po’ più in giù nella classifica del World Press Freedom Index di RSF: dove l’Italia è passata, da che Giorgia Meloni è al governo, dal 41esimo posto al 56esimo.
Meglio di noi l’Ucraina – una nazione in guerra vessata dalla scontata propaganda – peggio di noi l’Organizzazione degli Stati dei Caraibi Orientali. Uno scivolamento di cui pare non fregare niente a nessuno e men che meno, e questo è l’aspetto più surreale, ai giornalisti italiani: i quali invece che difendere la libertà di stampa, come tanti galli nel pollaio, si sono impegolati in presunte scabrose vicende di letto e lenzuola.
In una gara del surreale che ha portato Sigfrido Ranucci ad essere raccontato come predatore sessuale e subito appresso a omosessuale manipolato da Valter Lavitola.
Il bilancio finale è impietoso. Impietoso per i giornalisti, impietoso per la RAI, impietoso per la Costituzione Italiana calpestata.
Vince la politica, quella peggiore, che ha dato un’importate lezione ai controllori, ai cani da guardia della democrazia, ai giornalisti senza guinzaglio: se hanno potuto distruggere Ranucci, figurarsi con che facilità possono cancellare chi neppure ha un palco con quello, che credevamo inattaccabile, di Report.



