Video opinione del Banchiere scrittore, come sempre molto attento alle evoluzioni (e involuzioni) del quadro politico e preelettorale nazionale: “La riforma del sistema d’elezione di Camera e Senato, sebbene non ancora approvata, prevede, ai fini dello scatto del premio di maggioranza parlamentare, il raggiungimento di una soglia di consensi minima pari al 42 per cento degli elettori votanti, e il centrodestra tradizionale si sta distanziando da questa percentuale di preferenze”
Il Generale e la Premier uscente, “Promessi sposi” per forza? Parrebbe proprio di sì, e ciò in virtù della legge più antica del mondo: quella dei numeri aritmetici. Il Futuro Nazionale di Vannacci, in effetti, costituisce un’insidia ben attuale e presente, poiché raccoglie consensi crescenti fra i delusi dalla linea eccessivamente “ragionieristica e governista” di Fratelli d’Italia, Forza Italia e soprattutto Lega Salvini – questi ultimi due maggiormente esposti al rischio di una progressiva erosione delle basi elettorali -e si sta facendo paladino delle primordiali battaglie politiche del centrodestra più identitario e oppositario: battaglie che spaziano dall’euroscetticismo a un maggiore interventismo statale contro i rincari di bollette e benzina, passando per il governo restrittivo dell’immigrazione e l’opposizione a ulteriori piani di armamento imposti da UE e NATO.
Che ciò possa essere poi attuato nella pratica, i dubbi rimangono tanti, ma per intanto Vannacci lo dice con una certa convinzione che coinvolge i più fedeli sostenitori del centrodestra classico e, con essi, una quota in crescita di astensionisti e “disertori delle urne”, di entrambi gli schieramenti classici, ex grillini inclusi
Insomma, se Meloni e il Generale decideranno di convolare politicamente a nozze, né Salvini né Tajani avranno la forza di un contrariato “Don Rodrigo” di manzoniana memoria.



