Armi, benzina e migranti: l’autunno caldo di Meloni in vista delle elezioni

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Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontra il PM d’Irlanda Micheal Martin a Palazzo Chigi, sede del Governo italiano a Roma, Venerdì 22 Maggio 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Prime Minister Giorgia Meloni meets with Irish PM Micheal Martin at Palazzo Chigi, the seat of the Italian Government in Rome, Friday May 22 2026 (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Temporaneamente tamponato un problema, altri sono dietro l’angolo per Giorgia Meloni. La mini proroga del taglio delle accise fino al 5 settembre è stata la soluzione emergenziale al caro carburanti: un modo per prendere tempo, in attesa di trovare una «soluzione più strutturale».

Se la tensione sui mercati petroliferi continuerà a crescere, infatti, il governo dovrà decidere come intervenire. Come farlo però è tutt’altro che a portata.

Lo scontro tra Forza Italia e Lega sulla tassazione degli extraprofitti a banche e compagnie petrolifere ha dato il quadro della tensione interna all’esecutivo, che non si placherà nemmeno se la soluzione infine sarà quella di un una tantum concordato con le big oil e degli istituti finanziari. In ogni caso «il 6 settembre si potranno attivare le accise mobili di agosto, vedremo quanto spazio c’è», ha spiegato il responsabile Economia di Fratelli d’Italia Marco Osnato, sottintendendo come una decisione non sia ancora stata presa.

Dietro l’angolo, però, c’è la ripresa dei lavori parlamentari con ostacoli in grado di far emergere in maniera ancora più prepotente la distanza che separa gli alleati di governo.

Ucraina e legge elettorale

A stretto giro dovrà arrivare il decreto per il nuovo pacchetto armi all’Ucraina, su cui c’è convergenza tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre la Lega continua a dimostrarsi refrattaria. La questione è spinosa e Meloni l’ha trattata con grande prudenza anche al vertice dei Volenterosi, quando ha parlato dell’invio di generatori elettrici, conscia del fatto che ogni riferimento all’invio di armamenti pur da difesa sarebbe stato un potenziale problema.

Tanto più che da destra continua a crescere Futuro Nazionale, che porta avanti una posizione filorussa. A riprova della tensione sulla futura collocazione del movimento, il viceministro degli Esteri di FdI Edmondo Cirielli ha provocato un incidente diplomatico: «si possa governare con Vannacci» ha detto, venendo immediatamente smentito da fonti di partito, che hanno parlato di «parole a titolo personale».

Proprio i movimenti dei ribelli che hanno chiesto un passo di lato al segretario spaventano palazzo Chigi, in vista del primo settembre, quando scadrà il termine per depositare l’emendamento sulle preferenze nella nuova legge elettorale.

Il Melonellum e le preferenze non piacciono a molti dei dirigenti di via Bellerio, cui rischiano di sommarsi anche le donne di FI, per nulla convinte dal correttivo di genere che l’emendamento dovrebbe contenere.

Il risultato è il rischio di un nuovo testacoda della maggioranza, tanto che è probabile una questione di fiducia da porre sul testo alla Camera, per blindarlo contro i franchi tiratori.

Giulia Merlo