«C’è una linea oltre la quale non sono disposta ad andare. Credo nel confronto e nell’importanza della diversità delle opinioni, ma non sono disposta a diventare complice della disinformazione e, così facendo, ad alimentare una guerra che si combatte tanto sul campo quanto sul piano mediatico.
Per questo, quando ho saputo che avrei dovuto confrontarmi in televisione con una propagandista che lavora per il ministero della Difesa russo, ho preferito rifiutare l’invito.
No, grazie.
Non significa sottrarsi al confronto. Significa riconoscere che anche il confronto deve avere dei limiti, soprattutto quando rischia di mettere sullo stesso piano fatti verificati e affermazioni false.
Il problema è proprio il meccanismo di certi talk show. Una falsità fattuale non viene necessariamente smascherata attraverso il fact-checking: viene presentata come se fosse semplicemente un’opinione, affidando poi a un altro ospite il compito di contrastarla in pochi minuti.
In questo modo il falso e il vero finiscono sullo stesso piano. E troppo spesso non prevale chi porta i fatti, ma chi interrompe di più, chi alza maggiormente la voce e chi riesce a trasformare il confronto in confusione.
È esattamente ciò di cui si nutre la disinformazione.
Difendere la pluralità delle opinioni è fondamentale, ma una bugia non diventa un’opinione soltanto perché viene pronunciata davanti a una telecamera. Per me esiste un confine preciso: oltre quel confine non c’è più un confronto tra idee diverse, ma il rischio concreto di contribuire alla diffusione della propaganda.
Ed è un rischio che non sono disposta a correre.»
NATHALIE TOCCI



