A 26 anni Demider si chiede cosa resta di un ruolo se non riesce a proteggere le persone che ama
In “Posto sicuro” l’artista bolognese racconta gli uomini che ha visto cadere senza poterli aiutare, una nonna passata da un campo profughi e una donna che vorrebbe difendere dal mondo ma che, alla fine, è quella che lo consola quando piange, ribaltando il ruolo che pensava di dover avere
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«Sono stanco di ‘sta storia che essere uomo sia sinonimo di diventare grande sminuendo gli altri».
Demider lo scrive nel suo nuovo singolo, “Posto sicuro” (Daylite lab/Daylite Records/Believe Digital), dopo essersi chiesto per anni se fosse abbastanza uomo per le persone che ama.
Perché essere più forte degli altri non gli è mai interessato. Voleva essere abbastanza forte per gli altri: proteggerli, esserci quando serviva, riuscire a sostenerli nel momento del bisogno.
Poi la realtà gli ha presentato situazioni nelle quali volerlo non bastava.
Un amico mette la famiglia in macchina e lascia il proprio Paese. Un altro subisce una violenza e resta con i punti sul volto.
Tra queste storie ce n’è anche una che viene da più lontano: quella di sua nonna, legata al ricordo di un campo profughi. Un riferimento che sposta il racconto indietro di una generazione e rimanda a una sicurezza che, prima ancora di essere cercata, può semplicemente venire meno.
E poi c’è la donna che ama.
Quando Demider entra nella sua vita, parte di ciò che lei ha attraversato, momenti descritti come un «inferno», sono già successi. Può esserci da quel momento in avanti, ma non tornare indietro, né proteggerla da un dolore che appartiene a un tempo in cui ancora non si conoscevano.
Demider è cresciuto con l’idea che fossero i più forti ad aprire la strada agli altri, ma un amico può essere costretto a partire, un altro può trovarsi al centro di una rissa, e la persona che ami può avere già conosciuto una grande sofferenza quando tu ancora non c’eri. Voler essere quello su cui gli altri possono contare, a quel punto, significa fare i conti anche con ciò che non dipende da te.
E questa consapevolezza ha portato l’artista a domandarsi: quanto del proprio valore si può affidare alla capacità di proteggere le persone che si amano?
Demider appartiene a una generazione cresciuta mentre il modo di raccontare cosa significhi essere uomini stava cambiando, ma senza che i modelli precedenti fossero davvero scomparsi.
Tra questi, quello dell'”uomo vero” è infatti ancora presente in Italia: l’uomo che non mostra paura, che affronta le difficoltà con coraggio, che si assume il compito di proteggere chi gli sta accanto. Una concezione che negli ultimi decenni ha iniziato a convivere con modi diversi di essere uomini, anche grazie a Millennials e Gen Z, che hanno contribuito significativamente a mettere in discussione alcuni stereotipi legati alla mascolinità, soprattutto nel rapporto con le emozioni e con la possibilità di mostrarsi vulnerabili. Ma l’idea che esista un modo corretto di essere un “vero uomo” non è stata del tutto abbandonata.
Che queste aspettative non siano ancora soltanto un retaggio del passato emerge anche dall’indagine “Dimensione Uomo” realizzata da Eurispes nel 2025: il 64,8% degli intervistati dichiara di sentirsi, almeno in qualche misura, condizionato dalle aspettative sociali legate all’essere uomo. Più di uno su quattro afferma inoltre di sentire il bisogno di nascondere o reprimere alcune emozioni per apparire più forte o mascolino.
Quando ciò che succede fuori diventa troppo grande da affrontare, Demider ha un luogo nel quale chiudersi. Il “posto sicuro” del titolo nasce così: come un rifugio creato per tenere fuori la paura. Con il tempo, però, è proprio quella paura a crescere al suo interno. L’artista descrive uno spazio che avrebbe dovuto proteggerlo e che finisce invece per bloccarlo, fino a rendergli sempre più difficile affrontare ciò da cui cercava riparo.
Ad aprire una breccia è la donna che vorrebbe riuscire a proteggere.
Demider arriva a immaginare di poterla tenere al sicuro «chiudendola in un palmo». Poi scrive: «Fare l’uomo vero che non trema di fronte a un nemico, ma sei tu che mi accarezzi quando piango».
L’immagine sulla quale aveva costruito il proprio ruolo si rovescia in due versi. La persona che ha conosciuto un dolore dal quale lui avrebbe voluto difenderla è anche quella davanti alla quale può mostrarsi mentre piange. E questo non gli impedisce di voler esserci per lei; gli mostra, piuttosto, che esserci non richiede necessariamente di essere sempre quello che non trema.
Da qui, il tentativo di uscire dal rifugio.
Demider racconta di aver iniziato a parlare delle proprie paure perché condividerle, invece di nasconderle, sembra far perdere loro terreno. “Posto sicuro” è figlio di quella stessa necessità: dichiarare un senso di inadeguatezza che per molto tempo aveva preferito gestire da solo.
Nel ritornello la donna alla quale si rivolge cambia persino il modo in cui guarda ciò che ha intorno: «Ti mando un bacio di Klimt, cambi come vedo il mondo, togli i veli di Magritte».
Due riferimenti alla pittura dentro una canzone che, dall’inizio alla fine, parla soprattutto di una percezione: quella di un ragazzo cresciuto pensando che diventare uomo significasse anche essere abbastanza forte da aprire la strada agli altri e che si trova, invece, davanti al limite più difficile da accettare: amare qualcuno non significa avere il potere di impedire che soffra.
“Posto sicuro”, nato da un sample di chitarra successivamente riarrangiato in una produzione hip hop e R&B firmata da Federico “Ash” Ascenzi, prova a ridefinire il senso stesso del prendersi cura: non come rinuncia agli altri, ma come capacità di esserci anche quando non si può controllare ciò che accade loro, quando si arriva dopo e quando si scopre che anche chi vorremmo proteggere può diventare, a sua volta, il nostro posto sicuro.
Biografia.
Demider, all’anagrafe Francesco Finelli, nasce a Bologna nel 2000. Artista, musicista e produttore, sceglie uno pseudonimo pronunciato Demaider, nato dall’unione di DEM, da Deus Ex Machina, e della parte finale di Outsider.



