Leone XIV riceve i pastori della Conferenza dei Vescovi latini nelle Regioni Arabe (CELRA), a Roma per l’incontro annuale
Ricorda i martiri delle loro Chiese, incoraggia ad essere “vicini” al popolo e a difendere i migranti e la dignità di ogni persona, a non temere “la piccolezza”, né il dialogo con musulmani e altre tradizioni religiose: “Là dove la guerra ha seminato diffidenza, ogni gesto di stima e collaborazione può diventare un passo per la riconciliazione”
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
“Non siete soli”, “non abbiate paura”. Non avere paura delle difficoltà, delle incertezze, della “piccolezza”, delle ferite provocate dalle violenze e divisioni che affliggono il mondo arabo. E non bisogna avere paura del dialogo: con altre comunità cristiane, coi musulmani e le diverse fedi.
Dialogare non significa rinunciare alla propria identità, ma viverla senza paura dell’incontro. Là dove la guerra ha seminato diffidenza, ogni gesto di stima, collaborazione e rispetto può diventare un passo verso la riconciliazione e la pace
Sono parole di incoraggiamento e sincera vicinanza quelle che il Papa rivolge ai pastori della CELRA, la Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabe, in questi giorni a Roma per discutere della situazione nelle rispettive regioni e scambiarsi anche piani di mutua collaborazione. La Conferenza include rappresentanti di nazioni come Egitto, Siria, Iraq, Libano, Giordania, Palestina, Israele, Cipro, Gibuti, Somalia e la Penisola Arabica.
La testimonianza dei martiri
Nella Città Eterna dal 31 agosto, i presuli – presente tra loro anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme – sugellano oggi i lavori con l’udienza nella Biblioteca del Palazzo Apostolico con Leone XIV che li accoglie con le parole di San Paolo: “Grazia a voi e pace da Dio”. Un augurio che il Papa rivolge a tutti i fedeli di queste Chiese incardinate “in contesti spesso segnati da tensioni politiche, sociali e religiose”.
Chiese che hanno conosciuto la testimonianza del martirio, sottolinea il Pontefice. E fa i nomi di questi martiri: suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, uccisa in odium fidei dagli estremisti islamici della Somalia nel 2006; le quattro missionarie della Carità assassinate da un commando armato nello Yemen dieci anni fa; ma anche i tanti sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli che “hanno donato la vita in Iraq, in Siria e in altre terre segnate dalla violenza”.
I loro nomi forse non sono conosciuti dal mondo, ma sono ben noti a Dio. La loro fedeltà al Vangelo rimane una luce per le vostre comunità e un invito a non cedere né alla paura né alla rassegnazione
La Chiesa non si misura nei numeri, ma nella fedeltà al Vangelo
Questa ondata di violenza e terrore infragilisce le comunità e costringe la gente a scappare. Ed è proprio in quel momento, afferma il Papa, che il ministero dei vescovi diventa ancora più necessario. “Siate sempre pastori vicini al vostro popolo, capaci di condividere le sue ferite, di ascoltare, sostenere e consolare, perché attraverso la vostra presenza possa rendersi visibile la vicinanza di Dio”.
“Non abbiate paura della vostra piccolezza”, incoraggia ancora Leone. “La fecondità della Chiesa non si misura nei numeri, nelle strutture o nelle risorse, ma nella fedeltà al Vangelo”.
Una comunità piccola, se radicata in Cristo, può essere una presenza preziosa: non perché cerca il potere, ma perché serve; non perché s’impone, ma perché testimonia; non perché risponde alla violenza con altra violenza, ma perché oppone alla forza la carità
Aver cura dei migranti
In società segnate da conflitti e divisioni, le comunità cristiane devono dimostrare “che è possibile vivere, servire e sperare insieme”. E questo anche attraverso parrocchie, scuole, ospedali, opere di carità, che rendono concreto il Vangelo. In particolare, il Papa chiede di sostenere “le congregazioni religiose che continuano generosamente a stare accanto ai poveri e ai più fragili”. E anche raccomanda di avere “cura” dei migranti, numerosi, soprattutto nei Paesi del Golfo, molti “lontani dai propri cari” a sperimentare “solitudine e precarietà”.
Le vostre comunità siano case nelle quali nessuno si senta straniero. Difendete la dignità di ogni persona e riconoscete in ogni migrante un fratello e una sorella: così la carità diventa testimonianza del Vangelo e scuola di fraternità
Accanto a giovani e famiglie
La stessa attenzione il Papa la domanda ai vescovi per le famiglie, “gravate da difficoltà e incertezze”, perché possano “rimanere il primo luogo nel quale la fede viene ricevuta e trasmessa”, e per i giovani, “spesso divisi tra grandi aspirazioni e un futuro incerto”, affinché “trovino nella Chiesa una casa che li accolga, li ascolti e li aiuti a riconoscere il valore della loro vita”.
La catechesi accompagni bambini, giovani e adulti verso un incontro vivo con Cristo, affinché la fede sia conosciuta, vissuta e trasmessa di generazione in generazione
Non perdere di vista “l’essenziale”
In tal senso, Papa Leone esorta – in mezzo alle emergenze – a non perdere di vista “l’essenziale della missione della Chiesa”, e cioè “l’annuncio del Vangelo, la preghiera, i Sacramenti e la formazione cristiana”, linfa per “una Chiesa capace di servire”.
“Custodite e rafforzate la comunione tra le Chiese e i diversi riti”, è l’altra raccomandazione del Papa. “La varietà delle tradizioni cristiane è una ricchezza da vivere nell’unità”. E da questa comunione può nascere “un dialogo sincero”.
La vostra missione non consiste semplicemente nel conservare una presenza cristiana, ma nel rendere presente Cristo: annunciarlo nella Parola, celebrarlo nei Sacramenti, incontrarlo nella preghiera e riconoscerlo nei poveri, nei sofferenti, nei migranti e in ogni persona posta sotto la vostra cura
Voce di verità, giustizia e pace
Da qui, ancora parole di sollievo da parte del Papa ai vescovi della CELRA: “Non siete chiamati a risolvere tutti i problemi delle vostre terre, ma a essere fedeli al Vangelo e al popolo che vi è affidato”, dice loro. “Non cercate anzitutto il successo o il riconoscimento: cercate la fedeltà”.
Siate voce di verità, di giustizia e di pace; uomini di preghiera, pastori vicini alla vostra gente, artigiani della riconciliazione e testimoni della misericordia
Sulla stessa scia, Leone aggiunge: “Non abbiate paura di seminare senza vedere subito i frutti. La semina appartiene a voi; la crescita appartiene a Dio”. E “nessun gesto compiuto nel nome di Cristo è inutile: una preghiera, una parola di consolazione, una famiglia accompagnata, un bambino educato alla fede, un povero accolto sono semi di un futuro nuovo”.
Aprire cammini di riconciliazione
Le ultime parole del Successore di Pietro sono un invito a proseguire il cammino “con fiducia”: “Non siete soli. La Chiesa universale guarda alle vostre comunità con affetto e riconosce nella loro perseveranza, nella fede vissuta nella prova e nel coraggio del servizio una testimonianza preziosa per tutta la Chiesa”. Infine, una invocazione alla Madonna perché “sostenga quanti soffrono e illumini quanti hanno responsabilità politiche e sociali, perché sappiano cercare il bene comune e aprire cammini di riconciliazione”. Affinché in queste terre giunga “il dono prezioso della pace”.



