È giunto il momento di dire chiaro e forte No alla guerra. Dirlo da pacifisti è facile quanto irrilevante e forse retorico; è una petizione morale e ideologica, una professione di buone intenzioni e nobili propositi, o semplicemente un modo per tirarsi fuori dalla realtà della vita, salvaguardando il proprio profilo di anime belle e cuori umanitari.
Non è nemmeno l’appello alla pace, che nobilmente e vanamente rivolgono i papi, sempre accorati e sempre inascoltati, perché tacciano le armi.
Ma il no alla guerra nasce da un realistico ripudio della guerra come male, come danno terribile, incapace di risolvere le situazioni: la guerra fa male a tutti, vincitori e vinti, popoli e stati. In tempi e modi diversi, ma l’effetto è inesorabile e totale. Oggi più di ieri, meno di domani.
I no alla guerra sono generali ma anche specifici. No alla guerra che l’Europa sta preparando col suo scellerato interventismo anti-russo, immaginando che la Russia abbia invaso l’Ucraina per attaccare poi l’Europa. Lo abbiamo stabilito noi che l’Ucraina sia Europa come non lo è mai stata (o se lo è stata, lo è stata come la Russia).
Fino a considerare l’Unione Europea quasi un appendice dell’Ucraina, e Zelenskij il capo morale (!) di un’Europa che fronteggia la Russia e dichiara di fatto la sua ostilità a tutto l’immenso Oriente, dalla Cina all’India, alla Turchia e al sud est asiatico. No anche alla guerra scellerata che Trump ha dichiarato all’Iran, unilaterale e “pretestuosa”, caldeggiata da Netanyahu, e che sta perdendo con gravi danni economici per tutti: non a caso Trump dichiara ogni giorno di averla vinta, se fosse vero basterebbe la realtà dei fatti.
No alla guerra che Israele ha avviato con i paesi limitrofi del Medio Oriente, preparando il terreno ad altri odii, azioni terroristiche, attacchi. Un’ostilità armata che serve a tenere in piedi Netanyahu al potere, scatenando nel mondo odio verso Israele e di riflesso verso tutto l’Occidente.
Marcello Veneziani



