Scena prima. Il neo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, nonostante la contrarietà di Trump, alza i tassi di interesse nel tentativo di difendere la debolissima credibilità dei titoli del debito federale che già pagano ormai il 5% di interessi, facendo una certa fatica a trovare compratori.
Ciò significa un conto interessi per il bilancio degli Stati Uniti intorno ai 1100-1200 miliardi l’anno, in pratica la seconda voce di spesa. Diciamo che le cose non vanno troppo bene oltre Oceano.
Seconda scena. A New Delhi si riunisce il vertice dei Brics (metà dell’economia mondiale praticamente ignorato dai media italiani) dove emerge la volontà di Cina, India e Russia di ridurre l’uso del dollaro nelle loro transazioni e di introdurre circuiti di pagamento autonomi, con una evidente pressione esercitata nei confronti degli Stati Uniti.
Terza scena. Il governo indiano decide di tornare a comprare i titoli di Stato Usa perché rendono di più ma soprattutto perché Modi vuol far capire a Trump che, se vogliono tali acquisti, così vitali per il debole debito federale Usa, non deve ricevere alcun tipo di sanzione americana sugli acquisti da parte dell’India del petrolio russo.
Quarta scena. Il presidente Trump annuncia che intende avviare proficui scambi commerciali con la Russia, dopo che Putin, a New Delhi, ha dichiarato la propria intenzione di intensificare le forniture di gas e petrolio a Pechino.
Quinta Scena. La presidente Ursula von der Leyen annuncia un’ulteriore intensificazione delle ostilità verso la Russia e verso la Cina cercando una quantomeno complicata “integrazione” canadese.
Scena finale. Il mondo si integra anche attraverso le reciproche debolezze e le reciproche minacce mentre l’Unione Europea coltiva la retorica dello “splendido isolamento” che significa, assai probabilmente, morte per asfissia, a cominciare dalla ripresa dell’aumento dei tassi della Bce.



