Evangelisti (FdI): “La Regione garantisca ai cacciatori la possibilità di svolgere il loro ruolo di bioregolatori”

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La capogruppo chiede la stesura di calendari venatori “inattaccabili” da ricorsi “ideologici”

Stop alle campagne di fango volte a criminalizzare i cacciatori: la Regione ottimizzi la collaborazione fra le istituzioni sanitarie, i piani di controllo faunistico e le associazioni venatorie regionali, garantendo ai cacciatori impegnati nelle attività di contrasto alla Peste suina africana (Psa) il pieno supporto logistico, normativo e strumentale necessario a svolgere il proprio ruolo di bioregolatori.

È l’oggetto di un’interrogazione di Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) che chiede all’esecutivo regionale di “blindare” la stesura dei futuri calendari venatori, avvalendosi di studi tecnici inattaccabili, “per evitare che le attività dei cacciatori vengano costantemente ostacolate da ricorsi strumentali e ideologici”.

Sottolineando come, all’apertura della stagione venatoria, domenica 20 settembre, a fronte di 309 cacciatori avvistati sul territorio bolognese e ben 189 controlli effettuati, siano stati elevati appena 6 verbali amministrativi, mentre alla preapertura avviata il 2 settembre, l’attività di controllo della Polizia locale abbia portato complessivamente alla contestazione di soli 21 verbali amministrativi, Evangelisti ritiene che “tali risultanze smentiscano le narrazioni che dipingono sistematicamente il mondo venatorio come una minaccia sociale o come un comparto costantemente incline alla violazione delle regole”.

“Il comparto venatorio – ha aggiunto la capogruppo – è un presidio di pubblica utilità, soprattutto in un momento storico ed economico segnato dalla proliferazione della fauna selvatica e degli ungulati (con particolare riferimento ai cinghiali), che rappresentano il principale vettore di diffusione della Peste suina africana.

In questo contesto, i cacciatori dell’Emilia-Romagna non devono essere visti come un problema, bensì come una risorsa indispensabile e come bioregolatori formati e certificati.

Nonostante questo ruolo, i cacciatori emiliano-romagnoli si trovano ogni anno a dover fare i conti con un clima di totale incertezza normativa, causato da una fitta e sistematica rete di ricorsi amministrativi presentati a ridosso delle aperture da sigle abolizioniste”.

(Lucia Paci)