Pontifica, racconta minchiate, ma lo fa come se avesse in tasca la soluzione di tutti i problemi, come se fosse capace di offrire la soluzione a tutto.
Lui, Carlo il grande. Eppure pare sia stato un pessimo studente, è stato un pessimo ministro, è stato pessimo in qualunque cosa abbia fatto.
Basta leggere il suo curriculum. Lo fa con la saccenza e la supponenza di chi non sa ma pensa di possedere il verbo, l’arroganza di chi pensa che la verità sia esattamente uguale alle proprie convinzioni. Non ha dubbi e spara minchiate pensando di essere ganzo.
Può confutare la scienza, se dovesse essere contraria a ciò che lui pensa. Un fondamentalista di una religione che si chiama amore per sé stesso. È così pieno di sé da non accorgersi di quanto si renda e sia ridicolo.
La tragedia di un figlio di papà senza talento, di quelli che le tentano tutte ma… È approdato in politica perché in quel mondo, a quelli come lui, aprono autostrade. Meglio che faccia danno lì che in un’impresa.
È totalmente innamorato di sé stesso e dimostra un odio viscerale per Giuseppe Conte e per chiunque osi contraddirlo. Lecca il culo a Meloni, ma neppure lei lo vuole. Forse è un mio problema, ma mi chiedo: come si fa a non detestare un politico come Calenda?



