Aperta a Palazzo Strozzi la nuova mostra Broken. Il potere del frammento

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Il potere del frammento, una grande mostra che attraversa la storia della scultura dall’archeologia all’arte contemporanea, mettendo in dialogo epoche, culture e geografie diverse.

Organizzata con la National Gallery of Art di Washington, l’esposizione riunisce oltre ottanta opere e indaga le molteplici vite dei frammenti: opere trasformate dal tempo, dagli eventi naturali, dalle guerre, dall’iconoclastia, dal riuso e dalla stessa creazione artistica, che proprio nella loro condizione frammentaria acquistano nuovi significati.

Dalle civiltà dell’Egitto, della Mesoamerica, dell’Etruria, della Grecia e di Roma fino alle culture premoderne e moderne degli attuali Messico, Mali, Perù e Cambogia, il percorso invita a riflettere sul rapporto tra distruzione e memoria, perdita e immaginazione, assenza e sopravvivenza, mostrando come il frammento possa acquisire nuovi significati e diventare una presenza autonoma capace di interrogare il presente.

La mostra Broken. Il potere del frammento è aperta tutti i giorni fino a 24 gennaio 2027, festivi inclusi, dalle 10.00 alle 20.00 e i giovedì fino alle 23.00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura).
È possibile acquistare i biglietti online oppure direttamente a Palazzo Strozzi.

Il percorso espositivo attraversa i molteplici significati del frammento, mettendo in dialogo opere provenienti da epoche e culture lontane. Dalle prime sale dedicate a volti e corpi frammentari, con i resti del Monumento funebre a Margherita di Brabante di Giovanni Pisano, il Guerriero con scudo di Mont’e Prama e il Torso di Livorno, emerge come la rottura possa modificare nel tempo la percezione e il significato di una scultura.

La mostra indaga poi le diverse cause della frammentazione: iconoclastia, guerre, colonialismo e forze naturali. Opere segnate dalla Rivoluzione francese e dai conflitti mondiali si affiancano a sculture trasformate dal tempo, dall’acqua e dalle calamità, fino alle tracce lasciate dall’alluvione di Firenze del 1966. Il frammento diventa così testimonianza delle vicende storiche, politiche e naturali attraversate dalle opere.

Nelle sale successive l’attenzione si sposta sulla ricomposizione e sul frammento come linguaggio artistico autonomo. Da Michelangelo e Rodin fino a Louise Bourgeois, Robert Gober e agli artisti contemporanei, l’incompletezza diventa una possibilità espressiva e creativa. Focus dedicati a Danh Vo e Paul Pfeiffer conducono fino alle ricerche più recenti, mentre nel Cortile la mostra si estende con Silent Studio (Reduced to 88%) di Mark Manders, concepita come uno “studio temporaneo all’aperto”.