Io invece volevo vedere quello che resta nascosto, quello che non arriva ai nostri occhi.
Così ho studiato le stelle attraverso i raggi ultravioletti, una luce invisibile che la nostra atmosfera blocca.
Per farlo dovevamo usare satelliti, perché da terra era impossibile.
È stato come scoprire un nuovo linguaggio: i raggi UV mi hanno permesso di capire meglio la composizione e la temperatura delle stelle, e di seguire la vita di astri misteriosi come Epsilon Aurigae o le variabili Cefeidi.
Vedere l’invisibile mi ha insegnato che l’universo è molto più grande e complesso di quanto immaginiamo e che ogni scoperta è solo l’inizio di una nuova domanda.
𝐌𝐚𝐫𝐠𝐡𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐇𝐚𝐜𝐤



