“Ci aspettiamo vini dalla struttura importante, ricchi e sorprendenti ma con un profilo elegante. Nonostante il caldo, siamo riusciti a mantenere buone acidità e pH, e questo ci fa guardare con grande interesse all’evoluzione dei vini nei prossimi mesi”.
E’ quanto afferma Terre d’Aenor, dopo una vendemmia con una maturazione anticipata delle uve di 10-15 giorni che ha costretto la Cantina biologica franciacortina guidata da Eleonora Bianchi, ad accelerare la raccolta (manuale) e a decidere appezzamento per appezzamento. L’azienda ha portato in cantina circa 3.500 quintali di uva (in cassette da 15 chili), dopo un’annata nella quale il controllo delle maturazioni e il lavoro sulla vegetazione hanno assunto un peso particolare.
Il ciclo aveva cominciato ad anticipare già in primavera. Il germogliamento è avvenuto prima rispetto agli ultimi decenni, senza gelate tardive, mentre la fioritura è iniziata nei primi giorni di maggio ed è stata seguita da una buona allegagione. Le temperature superiori alle medie stagionali hanno poi abbreviato ulteriormente i tempi. “È stata un’annata che ci ha chiesto soprattutto di essere presenti e veloci nelle decisioni” ha raccontato la Cantina, precisando che “il ciclo della vite è partito presto e ha continuato ad accelerare: in condizioni climatiche di questo tipo, la gestione del verde diventa determinante per mantenere l’equilibrio della pianta e preservare acidità e pH”.
Terre d’Aenor, fondata nel 2018, lavora 42 ettari di proprietà suddivisi in 29 appezzamenti tra Provaglio d’Iseo (Brescia), Cazzago San Martino (Brescia), Passirano (Brescia), Cellatica (Brescia), Paderno Franciacorta (Brescia), Monticelli Brusati (Brescia) e Ome (Brescia). I vigneti comprendono Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, oltre a superfici più limitate di Cabernet Sauvignon e Merlot, con terreni profondi, argillosi e limosi, matrici moreniche e suoli ghiaiosi e sabbiosi.
Quest’anno i campionamenti degli acini nei singoli appezzamenti per stabilire il momento della raccolta sono stati ancor più ravvicinati. A complicare il lavoro sono intervenuti diversi episodi di grandine: i primi hanno colpito tralci e superficie fogliare, mentre i successivi hanno interessato anche i grappoli. In alcuni appezzamenti la perdita del potenziale produttivo è stata stimata intorno al 30% e conservare una chioma funzionale dopo i danni ha richiesto interventi puntuali per mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo e accompagnare lo sviluppo delle uve.
Il quadro fitosanitario è rimasto invece positivo, senza particolari problemi legati alle malattie crittogamiche.



