DOMINA: «L’inflazione rischia di aggravare il fenomeno»
L’irregolarità è quasi cinque volte la media nazionale. Nel 2025 i lavoratori registrati all’INPS scendono a 804 mila, oltre 172 mila in meno rispetto al 2021. L’associazione rilancia cashback, detrazione del 10% e incentivo all’assunzione collegato alla NASpI.
Il lavoro domestico resta il settore con il più alto tasso di irregolarità in Italia e, dopo il calo del 2020, il sommerso è tornato a crescere. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio DOMINA su dati ISTAT, nel 2024 il 50% delle unità di lavoro del comparto risulta irregolare: quasi cinque volte la media nazionale, pari al 10,3%, più del doppio dell’agricoltura, al 21,2%, e quasi dieci volte il dato della manifattura, ferma al 5,2%.
Una distanza che misura la fragilità di un settore essenziale per l’assistenza agli anziani, la cura delle persone non autosufficienti e la conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari. Su questo equilibrio rischia ora di pesare l’accelerazione dell’inflazione: aumentano le spese delle famiglie e, attraverso l’adeguamento contrattuale delle retribuzioni, cresce anche il costo dell’assistenza.
Il sommerso cresce, l’occupazione registrata diminuisce
La serie storica evidenzia un’inversione di tendenza. Dal 51% del 2019, il tasso di irregolarità del lavoro domestico era sceso al 45,7% nel 2020. Successivamente è risalito al 45,8% nel 2021, al 47,1% nel 2022, al 48,8% nel 2023, fino al 50% nel 2024: un aumento di 4,2 punti percentuali in tre anni.
Parallelamente si restringe il bacino dell’occupazione dichiarata. Nel 2025 i lavoratori domestici registrati all’INPS sono 804.464, contro gli 823.096 del 2024: 18.632 in meno, una diminuzione del 2,3%. Rispetto ai 977.244 del 2021, la contrazione supera le 172 mila unità, pari al 17,7%.
Diminuiscono anche le famiglie datrici di lavoro registrate: 890.515 nel 2025, rispetto alle 902.083 del 2024 e a oltre 1,04 milioni nel 2021. Nell’ultimo anno il sistema regolare perde quindi complessivamente oltre 30 mila presenze tra lavoratori e datori di lavoro.
Un settore che coinvolge quasi 3,4 milioni di persone
Applicando ai dati INPS del 2025 l’ultimo tasso di irregolarità disponibile, riferito al 2024, l’Osservatorio DOMINA stima circa 805 mila lavoratori irregolari e 891 mila datori di lavoro fuori dal sistema regolare.
Il bacino complessivo del settore raggiungerebbe così 1,61 milioni di lavoratori e 1,78 milioni di datori di lavoro, per un totale di quasi 3,4 milioni di persone coinvolte. La componente irregolare è una stima, distinta dai dati amministrativi INPS: restituisce però la dimensione economica e sociale di un fenomeno che riguarda direttamente il welfare familiare italiano.
«Il lavoro nero nel settore domestico resta un costo insostenibile per tutti», afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA. «L’irregolarità è un freno che nega tutele ai lavoratori, espone le famiglie a rischi legali e impoverisce lo Stato. Servono incentivi alle famiglie per rendere il lavoro regolare maggiormente conveniente e sostenibile».
Inflazione e assistenza: il costo aumenta, il bisogno di cura resta
Secondo le stime preliminari ISTAT, a settembre 2026 l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. Per le famiglie che assumono un assistente familiare, l’aumento dei prezzi comprime il bilancio domestico e si riflette anche sui minimi retributivi attraverso il meccanismo di aggiornamento annuale previsto dal CCNL, collegato alla variazione del costo della vita.
La tutela del potere d’acquisto dei lavoratori è necessaria, ma il maggiore costo ricade sulle famiglie, spesso già impegnate a sostenere spese continuative per la non autosufficienza. L’assistenza non diminuisce quando aumenta l’inflazione: una persona che necessita di cura quotidiana continua ad averne bisogno, indipendentemente dalla capacità economica dei suoi familiari.
Per DOMINA, senza interventi di sostegno il rischio è un ulteriore aumento del sommerso, anche attraverso la dichiarazione di meno ore rispetto a quelle effettivamente lavorate. La riduzione dell’occupazione registrata, accompagnata dalla crescita del tasso di irregolarità, rende ancora più urgente una politica che aiuti le famiglie a mantenere rapporti regolari.
Tre proposte per rendere conveniente la regolarità
DOMINA rilancia tre misure:
Cashback sul lavoro domestico: Lo Stato riconosce alla famiglia un credito di importo pari a una percentuale dei contributi INPS versati (che non vengono restituiti), crescente con la durata del rapporto.
Detrazione IRPEF del 10% dell’intera spesa per stipendi e contributi, senza tetto di spesa né limiti di reddito per l’accesso, con pagamenti mediante bonifici dedicati. Su un costo annuo di 21.120 euro, il beneficio previsto sarebbe di 2.112 euro.
Incentivo collegato alla NASpI: una mensilità dell’indennità trasferita alla famiglia che assume regolarmente un lavoratore percettore di NASpI, utilizzabile per i contributi e riconosciuta dopo il primo anno, se il rapporto con lo stesso lavoratore prosegue.
La richiesta di DOMINA è di affiancare ai controlli strumenti economici capaci di favorire l’emersione. Con metà del lavoro domestico ancora irregolare, sostenere il costo della cura significa intervenire su una delle maggiori aree di sommerso del Paese, garantendo più tutele ai lavoratori, maggiore sicurezza alle famiglie e nuove entrate fiscali e contributive.



