Un gruppo di 70 insegnanti di scuole ebraiche hanno annullato la visita in programma a Reggio Emilia: ecco cosa hanno raccontato alla Wabc-Tv
REGGIO EMILIA – Sono amareggiati e delusi i quasi 70 insegnanti di scuole ebraiche americane che hanno annullato la loro visita a Reggio Emilia, dopo la richiesta avanzata da Reggio Children di firmare preventivamente una dichiarazione contro l’occupazione di Gaza.
A raccogliere le loro voci è la Wabc-Tv, emittente televisiva locale di proprietà della The Walt Disney Company che trasmette nello Stato di New York. In un servizio andato in onda oggi a firma della giornalista Stacy Sager Jen Schiffer, direttrice di una scuola materna ebrea di Port Washington, ha commentato: “È stato un viaggio innocente che si è trasformato in un episodio antisemita“. Inoltre, “non potevano garantire la nostra sicurezza, credo che questo sia il punto fondamentale”, ha aggiunto.
Pesha Kletenik, della Manhattan Day School nell’Upper West Side, descrive l’esperienza in modo simile: “Questa è una delle esperienze più dolorose che abbia mai vissuto come ebrea. La percepisco come un atto di antisemitismo profondo“, ha affermato.
Gli insegnanti sostengono anche di aver appreso che i loro profili sui social media venivano analizzati per individuare possibili legami con Israele e di minacce di proteste in Italia al loro arrivo.
Ma “non mi era chiaro perché, in quanto cittadina americana, mi venisse chiesto di commentare un governo straniero”, ha dichiarato Kletenik. Il gruppo ha annullato il viaggio che si sarebbe dovuto svolgere dall’11 al 16 ottobre. Ma anche la Schechter School nella contea di Bergen, nel New Jersey, che aveva in programma di inviare un insegnante a novembre, ha annullato la sua partecipazione.
“Siamo molto addolorati, e la cosa ci tocca personalmente, perché erano pronti a prendere di mira 68 ebrei americani”, ha dichiarato il referente della struttura Steve Freedman.
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Continuare a definirsi scuole ispirate a Reggio oppure togliere quel nome dai propri siti? La polemica sulla mancata visita degli educatori ebrei statunitensi a Reggio Children arriva a mettere in discussione un riferimento pedagogico sul quale alcune realtà americane hanno costruito la propria identità. Lo racconta Yehudis Smith, direttrice dell’educazione della prima infanzia del Center for the Advancement of Jewish Education di Miami, in un intervento pubblicato il 12 ottobre sul sito eJewishPhilanthropy.
Smith riferisce di essere stata contattata, nei giorni successivi all’esplosione del caso, da responsabili di scuole dell’infanzia con cui collabora da anni.
“Ora mi fanno domande che avrei voluto nessuno di noi dovesse porsi: continuiamo a definirci ispirati a Reggio? Dovremmo togliere il nome dai nostri siti web? Come difendiamo la nostra comunità ebraica senza compromettere ciò che riteniamo migliore per i bambini?”, spiega. La professionista esprime poi amarezza per la vicenda perchè, sottolinea, “Ho trascorso gran parte della mia carriera credendo nell’approccio di Reggio Emilia. L’ho studiato, insegnato, sostenuto e ho aiutato le scuole a portarne i principi nelle proprie classi. Anche la mia tesi di dottorato ha esplorato le intersezioni fra la filosofia reggiana e i concetti educativi ebraici”.
Proprio per questo, dice ancora Smith, “la notizia che gli educatori ebraici della prima infanzia, pronti a viaggiare verso Reggio Emilia per un percorso di formazione professionale, si sono trovati di fronte alla richiesta di rilasciare una dichiarazione politica contro le azioni di Israele a Gaza mi ha lasciata nell’incapacità di articolare a parole ciò che provo. Tradimento è una parola adatta.
Lutto ne è un’altra”. Durissima quindi la conclusione della pedagogista: “I valori educativi che abbiamo chiesto a Reggio Emilia di esprimere esistono nella nostra tradizione da migliaia di anni. Reggio può averci dato un linguaggio pedagogico contemporaneo per questi valori, ma non ci ha dato i valori stessi”.
Alla bufera su Reggio Children, il 13 ottobre scorso, ha intanto dedicato un servizio anche l’edizione online del New York post.
Secondo il quotidiano americano, la dichiarazione sottoposta alla delegazione statunitense che il sindaco di Reggio Marco Massari ha definito ieri un errore, reciterebbe così: “Prendo le distanze dall’occupazione di Gaza e dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati, così come in qualsiasi altro luogo del mondo.” Nell’articolo del New York post si parla di un “oltragioso impegno” che Melissa Davis, della Milton Gottesman Jewish Day School di Washington D.C., ritiene conseguenza dei “riflessi dell’antisemitismo su scala globale”. In una dichiarazione, Davis ha aggiunto che il viaggio annullato rappresenta “una perdita a breve termine per la nostra comunità: i nostri insegnanti e, di conseguenza, i loro studenti non potranno arricchirsi di questa esperienza”.
fonte: dire.it



