IL PD È MESSO MALE: “Devono solo sperare che la guerra finisca”

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“Dem e 5S costretti a stare insieme, ma la sintesi è impossibile”
Intervista del giornalista Lorenzo Giarelli del Fatto Quodidiano a Massimo Cacciari.

“Devono solo sperare che la guerra finisca”. Massimo Cacciari, filosofo e già sindaco di Venezia, non è affatto ottimista sulle possibilità non solo che il centrosinistra trovi una posizione unitaria sulla politica estera, ma anche sulla tenuta dello stesso Pd, un partito “nato male” e che Schlein “non riuscirà a cambiare”.

D. Professor Cacciari, parte del Pd ha applaudito Meloni insieme a Renzi quando la premier parla va di Ucraina. Che impressione le fa?

R.

Su argomenti di questo genere come fai a proporti come opposizione, se sei d’accordo col governo. O hai una proposta chiara, evidente, al- ternativa o altrimenti è inutile. Questo è un di- scorso che esula dalla guerra e dagli aiuti all’ U- craina. Se la tua è una politica che non ha come priorità le politiche sociali, la lotta alle disugua- glianze, l’aumento dei redditi più bassi, sei sem- plicemente di destra.

D. Il posizionamento sulla guerra e il riarmo si lega alle scelte di politica interna?

R. Ma certo, basta vedere le politiche europee di questi anni. Se sei costretto a una politica di Di- fesa di questo genere, ti è impedito di pensare al welfare in un certo modo. Bisognerebbe però a- vere l’onestà di dirlo: cari concittadini, poiché io ritengo che oggi la priorità assoluta sia vincere la guerra, non posso concentrare risorse per le politiche sociali. Altrimenti è un intollerabile doppiogiochismo, una mancanza di buona fede. Menti alle persone.

D. Schlein ce la può fare a cambiare il Pd?

R. No, assolutamente. Il Pd nasce con una serie di equivoci che non potranno mai essere supera- ti. È un partito nato prima che fosse fatta chia- rezza su alcuni nodi, solo che all’epoca la situa- zione non era tragica come oggi, non obbligava a scelte radicali come oggi, e quindi il Pd è anda- to avanti senza mai fare chiarezza al suo interno, lasciando convivere al suo interno aree politi- che diverse. Intanto però la situazione è cambia- ta e obbliga a decisioni che sono state di volta in volta sempre rinviate.

D. Come si fa però a scrivere un programma, a maggior ragione che vada bene a 5 Stelle e Avs?

R. Pd e Movimento 5 Stelle sono costretti a sta- re insieme se vogliono tentare di vincere, quindi una coalizione ci sarà, ma è impossibile che arri- vino a scelte chiare e univoche sulla politica in- ternazionale. Quello che possiamo augurarci è che la guerra in Ucraina in un modo o nell’altro abbia termine, vedremo come, e a quel punto, tolta di mezzo questa questione, può essere che un eventuale governo di centrosinistra possa produrre qualcosa. Ma se domani ci fosse un governo Pd-5Stelle con la guerra in corso e con tutto ciò che comporta, non credo farebbe mol- to diversamente da quanto sta facendo Meloni.

D. Questo però non dipende né da Conte né da Schlein.

R. Neanche dall’Italia, dipenderà da Trump, Putin e Zelensky. Ma finché c’è questo conflitto in atto non credo sia possibile giungere a una effettiva sintesi e, di conseguenza, è complicato anche progettare un discorso coerente di politica inter- na.

D. A complicare la situazione ci sono anche l’elemento Renzi e i centristi in genere.

R. Ma cosa contano? Nulla. Quello che conta davvero è la contraddizione politica e culturale che domina il Pd dalla sua fondazione, non i Calenda e i Renzi. I problemi dentro al Pd.

D. È un problema di gruppo dirigente o anche di elettorato?

R. Il 90 per cento degli elettori credo abbia supe- rato quelle ambiguità, ma i gruppi dirigenti del Pd no, e ahimè purtroppo o per fortuna la politi- ca è sempre stata fatta dalle élite.

Trotta Marco