Economia e scuola di Giovanni Vinciguerra (Direttore di Tuttoscuola)

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Tratto da “ Lessico Finanziario “ di Beppe Ghisolfi – ARAGNO Editore

Di economia e finanza nelle scuole italiane si è sempre parlato poco, praticamente solo nelle scuole secondarie superiori che prevedono l’insegnamento di queste materie (gli istituti tecnici e professionali a indirizzo economico), e quasi sempre in modo astratto. Peraltro gli iscritti ai corsi tecnici economici calano di anno in anno, raggiungendo ormai solo il 10% della popolazione scola- stica, quando fino a 15-20 anni fa un terzo degli studenti delle superiori si iscriveva ai corsi per ragionieri. Nei licei la scienza di Adam Smith, Pareto e Keynes è stata tradizionalmente relegata a pochi, marginali paragrafi nei libri di testo.
Non è un caso quindi se in Italia solo il 37% della popolazione adulta possiede adeguate competenze finanziarie, rispetto all’oltre 50% nei maggiori paesi industrializzati (fonte: S&P Global Financial Literacy Survey). La cultura dell’economia da noi è delegata ai tecnici, dal commercialista al consulente bancario.
La proposta di inserire nel nostro paese l’economia (insieme al diritto e ad altre scienze sociali) in tutte le scuole secondarie superiori, avanzata già alla fine degli anni Settanta dello scorso secolo dall’insigne economista Paolo Sylos Labini, insieme al giurista Stefano Rodotà, al sociologo Alessandro Cavalli, a pedagogisti come Clotilde Pontecorvo e Raffaele Laporta, rimase circoscritta alla dimensione del dibattito culturale, senza produrre effetti sul piano politico e parlamentare. Solo negli anni Novanta, con la sperimentazione dei programmi predisposti dalla commissione Brocca, l’economia insieme al diritto (abbinamento peraltro criticato da Sylos Labini) fu inserita nell’area comune del biennio iniziale dei licei e di tutti gli indirizzi tecnici e professionali, a riconoscimento della sua importanza nella formazione generale di tutti gli studenti. Nelle riforme scolastiche succedutesi negli ultimi 20 anni non è stato dato seguito a questa impostazione, se non con l’istituzione dell’opzione economico-sociale del nuovo Liceo delle Scienze Umane, che però non supera il 2% degli iscritti totali. Scelta più coraggiosa sarebbe stata (e sarebbe) quella di istituire un vero e proprio Liceo Economico Sociale, distaccando l’attuale Opzione economico-sociale dal Liceo delle Scienze Umane. Nel frattempo è cresciuta a livello internazionale, soprattutto dopo la grande crisi innescata dal fallimento della Lehman Brothers nel 2008, la consapevolezza della necessità di una più ampia e aggiornata cultura economico-finanziaria dei cittadini, a cominciare dalla loro formazione scolastica. Anche le vicende italiane legate alla crisi economica e di alcune banche hanno fatto progressivamente maturare tale consapevolezza. Tuttoscuola, da oltre quarant’anni testimone del tempo scolastico, ha puntualmente dato conto di questa problematica, anche con proposte e analisi, sostenendo l’iniziativa meritoriamente assunta a livello governativo e parlamentare con la legge n. 15 del 17 febbraio 2017 (“Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”). L’articolo 24 bis introduce finalmente le novità in materia di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, accendendo i riflettori su questa problematica anche attraverso un vasto piano di iniziative di sensibilizzazione, che troverà nelle scuole il suo più naturale spazio di concretizzazione già a partire dal prossimo anno scolastico. Un primo, significativo passo verso la diffusione di una cultura dell’economia tra le nuove generazioni. Ma la strada è ancora lunga.

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