Francesco all’omelia a Skopje: lasciamo che Gesù sazi la nostra fame

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Papa-

E’ il momento dell’incontro con la comunità cattolica della Macedonia del Nord che riunisce in sé due antiche tradizioni liturgiche, quella latina di Roma e quella orientale di Bisanzio, la santa Messa celebrata stamattina in Piazza Macedonia, al centro di Skopje, da Papa Francesco. Solo l’uno per cento la presenza dei cattolici nel Paese, circa 3.660 nella sola diocesi di Skopje, su 2 milioni 340 mila abitanti, ma qui sono venuti in circa 15 mila, anche da Albania, Kosovo e Croazia.
Gesù, vero Pane che sazia

Al centro dell’omelia le parole di Gesù nella pagina del Vangelo di oggi: “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete”. Gesù si rivolge alla folla, impressionata e festante per la moltiplicazione del pane, dimostrazione della sollecitudine di Dio per i suoi figli e della fraternità espressa nella condivisione. Il Papa invita ad immaginare tutte quelle persone che l’avevano seguito, improvvisamente cambiate da quel miracolo. E dice:

Il Signore è venuto per dare vita al mondo e lo fa sempre in un modo che riesce a sfidare la ristrettezza dei nostri calcoli, la mediocrità delle nostre aspettative e la superficialità dei nostri intellettualismi; mette in discussione le nostre vedute e le nostre certezze, invitandoci a passare a un orizzonte nuovo che dà spazio a un modo diverso di costruire la realtà.
Fame di Dio e fame di fraternità

Ma la fame che quella gente scopre dentro di sé, prosegue Francesco, non è solo quella del pane, è “fame di Dio, fame di fraternità, fame di incontro e di festa condivisa”. Anche noi ci scopriamo ancora affamati, dopo aver creduto di poter saziare il nostro cuore e la nostra esistenza con ciò che si è rivelato falso e il Papa fa alcuni esempi: ci siamo nutriti di disinformazione, dice, “e siamo finiti prigionieri del discredito”; ci siamo adeguati al conformismo “e abbiamo finito per abbeverarci di indifferenza”; abbiamo avuto sogni di grandezza “e abbiamo finito per mangiare distrazione, chiusura e solitudine”; prigionieri della comunicazione virtuale, “abbiamo perso il gusto e il sapore della realtà” e della fraternità.

Diciamolo con forza e senza paura: abbiamo fame, Signore… Abbiamo fame, Signore, fame del pane della tua Parola capace di aprire le nostre chiusure e le nostre solitudini; abbiamo fame, Signore, di fraternità dove l’indifferenza, il discredito, l’infamia non riempiano le nostre tavole e non prendano il primo posto a casa nostra. Abbiamo fame, Signore, di incontri in cui la tua Parola sia in grado di elevare la speranza, risvegliare la tenerezza, sensibilizzare il cuore aprendo vie di trasformazione e conversione.

Solo il Signore, continua il Papa, è capace di rompere le nostre abitudine e i nostri stereotipi, insegnandoci a condividere “la compassione del Padre per ogni persona”, specialmente per i dimenticati o i disprezzati. Gesù ci chiede di uscire da noi stessi e di camminare verso di Lui.

“Venite”, ci dice il Signore: un venire che non significa solo spostarsi da un posto all’altro, bensì la capacità di lasciarci smuovere, trasformare dalla sua Parola nelle nostre scelte, nei sentimenti, nelle priorità per avventurarci a fare i suoi stessi gesti e parlare col suo stesso linguaggio, “il linguaggio del pane che dice tenerezza, compagnia, dedizione generosa agli altri”, amore concreto e palpabile perché quotidiano e reale.
Madre Teresa: Gesù nell’Eucaristia e nei poveri

E’ nell’Eucaristia che il Signore si spezza per noi e ci invita a fare altrettanto per gli altri. E il Papa parla di Madre Teresa che conosceva bene la fame di pane, di fraternità, di Dio. La sua vita poggiava su due pilastri inseparabili: “Gesù incarnato nell’Eucaristia e Gesù incarnato nei poveri”, l’amore che si riceve e l’amore che si dona.

È andata dal Signore e nello stesso atto è andata dal fratello disprezzato, non amato, solo e dimenticato; è andata dal fratello e ha trovato il volto del Signore… Perché sapeva che «amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme: nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo Dio», e quell’amore era l’unica cosa capace di saziare la sua fame.

Papa Francesco conclude con un invito: alziamoci in piedi, lasciamo che Gesù “sazi la nostra fame e sete nel sacramento dell’altare e nel sacramento del fratello”.

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