Genazzani (Ema): “Per farmaci di cura ancora qualche problema organizzativo”

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“Non metterei troppo accento sul fatto che J&J sia un vaccino monodose. Al momento è stato studiato come vaccino di cui si dà una singola dose e sappiamo che dà una protezione 14 giorni dopo la somministrazione, non sappiamo quanto duri, potrebbe benissimo essere che serva un richiamo in seguito, ci sono degli studi che lo stanno valutando. Intanto possiamo cominciare a vaccinare però”. Così a Buongiorno, su Sky TG24, Armando Genazzani, Membro del Committee for Medicinal Products for Human Use di EMA.

“In Ema e Aifa riteniamo che gli intervalli studiati negli studi clinici, di 21 e 28 giorni, siano quelli ottimali perché su quelli abbiamo dei dati. Negli studi clinici non sempre è possibile fare il richiamo il giorno esatto e ci sono pazienti che sono stati trattati un po’ più a lungo o meno. Ci sono anche pazienti che sono stati trattati a 42 giorni. Dal punto di vista scientifico non penso che arrivare a 42 giorni tra due dosaggi debba diventare la norma, ma credo che sia possibile. Al momento oltretutto, da un punto di vista di plausibilità biologica, l’allungamento della dose potrebbe portare addirittura a un aumento della risposta anticorpale. Non deve diventare la norma ma, in un momento difficile in cui non sappiamo quando arriveranno le dosi, possiamo cominciare, poi se arrivano le daremo nel tempo giusto”. Così a Buongiorno, su Sky TG24, Armando Genazzani, Membro del Committee for Medicinal Products for Human Use di EMA, in merito all’ipotesi di allungare l’intervallo tra prima e seconda dose per i vaccini a mRna.

Sulla possibilità di utilizzare vaccini diversi per prima e seconda dose “al momento non abbiamo dati in merito, ci sono alcuni Paesi, come la Germania, che stanno studiando il poter usare l’adenovirus come prima dose e un vaccino a mRna come seconda dose. Vi è una plausibilità biologica che il richiamo possa funzionare, ma non abbiamo dati. Personalmente consiglierei di aspettare i dati prima di farlo”.

“Le varianti sono sicuramente un pericolo, può essere che vi saranno delle varianti che riusciranno a scavalcare i vaccini e potremmo avere un richiamo con un vaccino diverso. Può essere che i vaccini perdano un po’ di efficacia con le varianti e che sia necessario fare richiami con vaccini ad hoc che coprano anche le varianti. Fare uno studio con 400 pazienti è molto poco per dire quant’è la protezione vaccinale su una variante, non baserei nessuna scelta su uno studio di 400 pazienti”. Lo ha detto a Buongiorno, su Sky TG24, Armando Genazzani, Membro del Committee for Medicinal Products for Human Use di EMA, commentando uno studio di Israele secondo cui Pfizer risulterebbe meno efficace contro la variante sudafricana. “Più in fretta vacciniamo – ha aggiunto poi – e meno le varianti riusciranno a emergere e quindi a circolare”.

“Se AstraZeneca, Pfizer, Moderna e J&J riusciranno a mantenere le quote e le dosi che sostengono di poter produrre, credo che il piano del Presidente del Consiglio Draghi possa essere un successo. Inclusa la bella stagione che sta arrivando, può essere che tra giugno e settembre raggiungeremo l’immunità di gregge”.

“Al momento abbiamo tre vaccini in rolling review, Sputnik Curevac e NovaVax, e tutti e tre ci auguriamo arrivino quanto prima. Finché non sono stati sottomessi tutti i dati non possiamo fare previsioni nu quando potremo avere un’opinione. C’è da dire che non sarà il numero di vaccini, ma il numero di dosi, che farà la differenza. È più plausibile che i quattro vaccini che abbiamo riescano ad aumentare la loro produzione nei prossimi due mesi, mi immagino che la principale campagna vaccinale avverrà con questi quattro vaccini. Più vaccini abbiamo e meglio è, ci sarà più concorrenza e potremo addirittura fare scelte sui vaccini che preferiamo, ma al momento farei affidamento su questi quattro”.

Per la cura del covid “abbiamo almeno un paio di farmaci che sappiamo che possono migliorare la prognosi dei pazienti in ospedale, il Remdesivir e i corticosteroidi. Cominciamo ad avere delle combinazioni di anticorpi che nei pazienti ad altissimo rischio che assumono il covid potrebbero essere utili per ridurre l’impatto in ospedale. C’è ancora qualche problema organizzativo perché sono farmaci che devono essere dati endovena e perché, finché non riusciamo a predire quali pazienti possono progredire dovremmo darlo a troppe persone. Qui siamo un po’ più indietro”. Lo ha detto a Buongiorno, su Sky TG24, Armando Genazzani, Membro del Committee for Medicinal Products for Human Use di EMA.

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