Il monito di Putin: se l’Occidente supera “linee rosse” se ne pentirà

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Sprezzante, sarcastico e minaccioso

Il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato il suo monito all’Occidente “allargato”, senza nominare nè gli Usa nè l’Europa, ma con riferimenti sin troppo chiari e graffianti nel suo 17esimo discorso sullo stato della nazione tenuto in una data simbolica, quasi simmetrica: il 21 aprile 2021. “Spero che a nessuno venga in mente di oltrepassare le linee rosse”, ha detto, perchè la Russia “decide da sola quali sono” e se questo dovesse accadere, ha aggiunto il capo del Cremlino, “lo rimpiangerete, come da tempo non vi capitava di pentirvi”. Già a discorso concluso, il Cremlino ha precisato sulle linee rosse da evitare: affari interni, comprese le elezioni, insulti.

E un piccolo assaggio di come si potrebbe “rimpiangere”, Putin lo ha comunque offerto. “A breve” – ha annunciato – entrerà in servizio il missile cruise ipersonico di fabbricazione russa Zircon, ritenuto invulnerabile ai sistemi antiaerei in uso sulle unità navali delle forze occidentali. “È proprio in qualità di leader nella creazione di sistemi di combattimento di nuova generazione, nello sviluppo di moderne forze nucleari, che la Russia invita ancora una volta i suoi partner a discutere questioni relative agli armamenti strategici, garantendo la stabilità globale”, aggiunge. E la frase suona come un ultimatum al collega americano Joe Biden. Quasi per chiarire di che cosa il leader del Cremlino voglia davvero parlare nel vertice proposto dal collega americano e ancora tutto da organizzare, dopo aver accettato di partecipare al summit statunitense sul clima. “L’obiettivo per Mosca è parlare di armamenti per creare un ambiente di convivenza senza conflitti basato su un’equalizzazione della sicurezza”.

Putin non nomina Biden. E non parla di opposizione russa benchè due esponenti siano stati fermati proprio stamattina: Ljubov Sobol e Kyra Yarmish. Non fa cenno alle proteste annunciate per oggi, ad Aleksey Navalny e neppure ai diplomatici espulsi dall’Occidente e da Mosca con numeri più da Fantacalcio, che alle relazioni tra Paesi: temi che hanno fortemente caratterizzato e segnato i rapporti con l’Ovest negli ultimi mesi. Ma usa una metafora letteraria per descrivere il “bullismo” praticato a suo dire contro la Russia da paesi occidentali “prepotenti”: un personaggio del “Libro della Giungla” di Rudyard Kipling, lo sciacallo Tabaqui, alleato e di fatto sottomesso alla tigre Shere Khan. “Vediamo cosa sta succedendo nella vita reale. Come ho detto, se la prendono con la Russia, qua e là, senza motivo. Tutti piccoli Tabaqui che girano intorno a Shere Khan e guaiscono per placare il sovrano”, ha detto Putin

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