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La miopia della sinistra benpensante che irride Casalino e la sua storia di riscatto sociale

Rocco Casalino ha rappresentato in questi ultimi anni la figura-tipo contro la quale chiunque – dal commentatore seriale dei social all’editorialista di grandi testate nazional – poteva scagliarsi con una certa spocchia snobista. Sentenziare e giudicare il portavoce di Conte provocava una certa soddisfazione.
Casalino ha rappresentato una specie di capro espiatorio della mediocrità altrui, espressa soprattutto in questi giorni con una costante ironia e una specie di “weltanschauung dei poveri” fatta di politici (spesso invidiosi), intelligenti commentatori (in cerca di like) e persone rispettabili addetti alla comunicazione. Quelli puri, con la penna rossa sull’orecchio, che si arrogano il bene e il male delle cose in base a codici preconfezionati, come una matrice matematica. Incasellare. Classificare. Di conseguenza, giudicare.
Se Casalino viene dai M5S ed è stato al Grande Fratello, se ha fatto il responsabile comunicazione di un movimento populista animato da non professionisti della politica, inesperti e in alcuni casi carenti sul piano della cultura generale, se poi è stato vicino a Lele Mora, ha polemizzato nei talk-show, ha fatto il testimonial nelle discoteche, allora è un uomo senza spessore celebrale, un arrampicatore sociale che non merita di occupare un ruolo rilevante nella società.
Questa forma di pregiudizio insito nel “benpensare” della politica italiana rende inconsapevolmente impopolari e insopportabilmente respingenti quelli che la praticano. Spesso sono gli stessi che dicono che è giusto andare a parlare di politica da Barbara D’Urso o da “Amici” “perché è come andare nelle periferie”. I detrattori di Casalino oggi muovono da un’invidia malcelata e da una necessità di affermare se stessi passando dalle denigrazioni altrui.
L’approssimazione e la faciloneria con la quale i M5S hanno trattato temi complessi con soluzioni forcaiole, gli anni del vaffa, delle barricate verso i giornalisti, i meme infuocati sui social e la comunicazione che, partendo proprio dalla matrice dei 5 stelle, ha poi colonizzato il web, passando dai Morisi fino ai nostri giorni: tutto contestabile se non deprecabile. Ma non sufficiente a stigmatizzare un atteggiamento e destinare a perenne condanna chi ha giocato un ruolo importante – che ci piaccia o no – e una novità nel panorama politico degli anni più recenti.
Questo è ancora più vero se consideriamo che la realtà di oggi non è più quella di 20 anni fa; anzi le cose non sono più neanche quelle di 6 mesi fa! In questi giorni si va prefigurando una coalizione tra le anime progressiste del panorama politico italiano: un intergruppo parlamentare tra M5S, LEU e PD che prenderà corpo al senato e che conta circa 150 senatori, in un’alleanza che ha nei suoi presupposti l’ambientalismo, la lotta alle povertà e la giustizia sociale (vedi reddito di cittadinanza), il meridionalismo di un certo M5S ma anche di un certo PD e di Conte stesso, e l’europeismo del PD.
Questo, che è indubbiamente un fatto politico importante, ha un segno identitario ben preciso che trova una rappresentazione convincente nella figura di Giuseppe Conte. Pagato lo scotto renziano, oggi – sulle basi di un orizzonte chiaro – potrebbe nascere un polo di impronta antisovranista e socialdemocratica. Ora si può impostare una campagna solida che vada oltre gli steccati classici e volta a promuovere azioni concrete e significative per il Paese. E l’ex premier, gioco-forza, avrà un ruolo determinante.
Tutto ciò oggi rende la figura di Casalino piuttosto attrattiva e centrale nel panorama della futura politica italiana. Tutti abbiamo constatato la popolarità dell’ex premier. Oggettivamente, l’aumento esponenziale dei suoi numeri nella comunicazione, soprattutto via web, non ha uguali in Europa. Non si tratta solo di like, condivisioni, commenti sulla sua pagina, ma di engagement, cioè di numeri impressionanti di coloro che postano su Conte, di quelli che in questi mesi l’hanno difeso, nonostante un dispiegamento mediatico contro la sua figura da far impallidire.
Ecco perché Casalino oggi fa paura: perché ha dimostrato di generare empatia e di saper gestire situazioni molto complesse con ottimi risultati. Dunque, potrebbe – se le condizioni lo permetteranno – lavorare per capitalizzare quanto fatto in questi anni, proprio a partire dalla figura di Conte leader di una colazione alternativa al ticket Salvini-Meloni.
La comunicazione nella politica attuale gioca un ruolo rilevante. Ne sa qualcosa anche il PD che ha investito molto negli ultimi anni in questo settore. I responsabili della campagna di Zingaretti, come Furfaro, hanno rivoluzionato gli account Facebook del partito, hanno creato una web-radio (“Immagina”), innovando sul piano della comunicazione un partito che era rimasto al palo su questo piano negli ultimi 20 anni, contribuendo a creare uno spirito di comunità dal web.
Il lavoro di queste persone è indispensabile, anche se quotidianamente espone ad attacchi e critiche. Il lavoro di Casalino è stato scaltro e geniale, ma rispetto ai Morisi di turno, egli non si è servito di artifizi, tipo troll o bot, pur dominando i social e il web italiano dell’ultimo anno. Certo, del suo successo è stata complice la pandemia, ma egli ha dimostrato decisionismo, coraggio e visione.
Quando tutti hanno gridato alle reti unificate delle conferenze stampa del premier Conte durante il lockdown, pochi si sono resi conto che quelle erano solo delle dirette Facebook, riprese da tutti i giornali online, dalle tv e dai telegiornali italiani, spesso in diretta. Collegamenti che hanno portato nel tempo numeri così alti alla pagina Facebook dell’ex primo ministro da farne un canale di comunicazione potentissimo ora, che nessuno in Italia può vantare sul piano dell’engagement.
Poi, c’è il piano umano. Quello delle lacrime trattenute mentre Conte si allontanava in auto. Dell’emozione durante gli applausi spontanei dalle finestre del Palazzo. Immagini potenti perché semplici. Questo è il lato umano della politica e non va nascosto perché non è ostentato, né finto. E’ potente perché vero. Tutti a dire: l’ennesima trovata di Casalino. E invece no. E’ una strategia che sa cogliere i momenti, comunicarli nel modo giusto, spontaneo. Proprio questa spontaneità, alimentata dalla consapevolezza dei propri sbagli, lo rende popolare, ne fa un uomo normale, l’incarnazione del ragazzo di strada che può ambire addirittura a fare il portavoce del Presidente del Consiglio.
La sua è la storia di chi nella vita ha avuto o si è costruito una seconda possibilità, partendo da condizioni sociali svantaggiate, da errori. La storia di chi non vuole raggiungere “il pubblico” delle periferie, perché è egli stesso periferia, è egli stesso il ragazzo cresciuto all’ombra dei cliché sbagliati, dettati dai mass-media, e che oggi, a 50 anni, ha acquisito consapevolezza.
Casalino è la storia che manca al PD, quella fuori dalle ZTL e dalle cerchie di partito, quella che ha invano cercato recentemente un contatto con il popolo, con le piazze. E’ la storia che – purtroppo – manca alla sinistra in Italia. Senza artifizi, Casalino può incarnare il simbolo del riscatto sociale degli uomini comuni, di un immigrato di seconda generazione in Germania, di un ragazzo del Sud, proveniente da situazioni familiari disagiate, che ha usato per emergere i mezzi che aveva a disposizione, per mancanza di lavoro e assenza di possibilità, in una parola, per povertà.
Forse la cosa più interessante che gli uomini “colti” potrebbero fare sarebbe uno sforzo di immedesimazione per capire quanto le condizioni di partenza siano importanti nel raggiungimento di un risultato. Ma per immedesimarsi in chi parte da una posizione svantaggiata si dovrebbe avere almeno un “vantaggio morale”. Cosa, ahimè, alquanto rara.                                                                                          Di Maurizio Tarantino

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