7 febbraio 1896: nasceva a Livorno il tenore Galliano Masini

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“Sarebbe un delitto non farlo studiare” così 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐌𝐚𝐬𝐜𝐚𝐠𝐧𝐢 si espresse dopo averlo ascoltato, poco più che 18enne, quando prese parte a Lodoletta del compositore livornese

In quell’occasione fu chiesto a Masini di eseguire lo stornello che un’anonima voce tenorile intona nell’ultimo atto e la performance 𝐬𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐨̀ 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐚𝐮𝐬𝐢 a scena aperta.

Terzogenito di una famiglia molto umile con studi quasi inesistenti. Dall’età di otto anni tentò i mestieri più disparati: garzone di gelataio, apprendista fabbro, manovale, venditore ambulante di cocomeri e scaricatore al porto di Livorno.

Scoprí di avere una bella voce, ma quando volle tentare una prima audizione presso una compagnia di operette venne bocciato perché dotato di voce troppo voluminosa, rispetto a un genere ritenuto leggero.

Masini poi si trasferì a Milano per iniziare a studiare seriamente e migliorare la tecnica vocale.

Il debutto di Masini arrivò nel 1924 con Tosca di Puccini a Livorno e fu un trionfo. Pochi anni dopo arrivarono contratti all’estero e tournée. Nel 1932 l’esordio alla Scala e nel 1937 il tenore approdò in 𝐀𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚. Anche il 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 volle Masini, il suo volto penetrante veniva valorizzato sul grande schermo.

Masini divenne anche un interprete molto quotato di Cavalleria rusticana e Il piccolo Marat di Mascagni.

Le qualità vocali e quelle di attore furono riconosciute da tutti. I due rivali di Masini, Lauri Volpi e Gigli, lo definirono, rispettivamente, una “𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐬𝐭𝐮𝐩𝐞𝐧𝐝𝐚 degna di eccellere per nitore del timbro” e una voce “che è 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐞𝐦𝐢𝐚.