La crisi di Governo italiana, con un esito ancora tutto da definire e che ha portato per il momento alle dimissioni del premier Draghi, ha impattato pesantemente sui mercati finanziari europei
L’inaspettata caduta dell’esecutivo rappresenta l’ennesimo problema per l’economia italiana, che è già alle prese con un’inflazione alle stelle, con la crisi energetica, con un rallentamento della domanda globale alle porte (cosa particolarmente negativa per il nostro paese che rappresenta la seconda manifattura europea), e con le ricadute della crisi tedesca sull’indotto.
Questa crisi, che potrebbe addirittura sfociare nel caso peggiore in uno scenario di elezioni anticipate, mette a rischio gli adempimenti necessari per ottenere i fondi del PNRR.
E ci saranno da mettere in conto anche le conseguenze della stessa sullo spread. Un’opinione sempre più diffusa è quella secondo cui lo strumento (scudo) anti-frammentazione della BCE (da definire in ogni caso) può essere utilizzato se l’allargamento ha una origine per così dire “esogena”, come ad esempio la restrizione della politica monetaria della banca centrale oppure una crisi geopolitica quale la guerra in Ucraina.
Nel caso in cui, invece, l’allargamento dello spread avesse una causa tutta interna al paese, come una crisi politica autoindotta o una frenata delle riforme concordate con l’UE, gli operatori potrebbero cominciare a dubitare della possibilità di utilizzo dello scudo in quanto legato a questioni di azzardo morale tanto inviso ai “Paesi frugali del nord”.
È un fattore di cui sarà necessario tenere conto: al momento, tuttavia, non potendo essere attaccato con assoluta certezza il debito italiano, è stato preso di mira il settore bancario italiano, che ha subito importanti perdite, e l’euro.
La debolezza sugli asset italiani potrebbe durare per un po’ di tempo.


