Come molti si aspettavano, nella giornata di mercoledì la Fed ha mantenuto il suo tasso di interesse di riferimento stabile tra il 5,25% e il 5,50%, usando un linguaggio conciliante che apre la strada, a detta di molti operatori di mercato, ad un taglio dei tassi a settembre, ultima riunione prima del voto per la corsa alla Casa Bianca
Jerome Powell ha reiterato il messaggio nella conferenza stampa post-FOMC, affermando che la pressione sui prezzi si sta allentando e auspicando una disinflazione “di qualità”. Se il trend dei dati futuri rimarrà in linea con quelli attuali, crescerà il sostegno per un easing monetario più strutturato (Ora il mercato sconta tagli per 72 punti base entro la fine dell’anno).
E’ passata dalle parole ai fatti la Banca d’Inghilterra che giovedì ha annunciato il suo primo taglio in più di 4 anni, portando il tasso al 5% dal 5,25% che resisteva dall’agosto 2023, massimo degli ultimi 16 anni.
Al contrario, nella giornata di martedì, al termine di una riunione di politica monetaria durata due giorni, la banca centrale nipponica ha annunciato aumenti sui tassi di interesse, prevedendo un’inflazione vicina al suo obiettivo del 2% per gli anni a venire. La Banca del Giappone ha quindi alzato il tasso di interesse overnight dallo 0-0,1% allo 0,25%, di fatto ponendo fine a decenni di politica monetaria ultra espansiva.
In questo clima di mercato dovish, i mercati monetari scontano ancora due tagli (di un quarto di punto ciascuno) da parte della BCE entro la fine dell’anno. Il tasso del Btp a 10 anni è tornato a 3,65%, valore che non toccava da fine marzo e il rendimento del titolo di pari durata tedesco è sceso per 6 giorni consecutivi a 2,20, valore che non veniva toccato da febbraio. Dalla altra sponda dell’oceano stessa cosa per il Treasury a 10 anni con il rendimento sceso al 3,93%, in calo da 9 giorni.
Crolla invece il Topix che inanella un -3% e un -6% nelle ultime due sedute della settimana con uno Yen che si è apprezzato del circa 4% contro Euro.



