Taiwan, dopo le manovre di questi giorni le navi cinesi cominciano a ritirarsi

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TaLe navi da guerra e le navi della guardia costiera cinesi schierate questa settimana intorno a Taiwan per esercitazioni militari su larga scala si stanno ritirando dalle sue vicinanze, ha dichiarato oggi la guardia costiera dell’isola.

“Le navi da guerra e le navi della guardia costiera si stanno ritirando, ma alcune rimangono ancora al di fuori della linea delle 24 miglia nautiche”, ha dichiarato all’AFP Hsieh Ching-chin, vicedirettore generale della guardia costiera taiwanese, aggiungendo che le manovre “dovrebbero essere completate”.

La guardia costiera taiwanese sta mantenendo 11 delle sue imbarcazioni in mare perche’ quelle cinesi “non hanno ancora completamente lasciato l’area”, ha sottolineato Hsieh. Per due giorni, ieri e lunedi’, la Cina ha lanciato missili e schierato decine di aerei da combattimento, navi da guerra e imbarcazioni della guardia costiera per circondare l’isola, in manovre che simulavano un blocco dei porti strategici taiwanesi e attacchi a obiettivi marittimi.

E intanto il PLA, questo l’acronimo del comando delle forze armate cinesi, ha pubblicato un breve video che mette in evidenza le principali manovre tattiche effettuate durante le esercitazioni multiservizio in corso intorno a Taiwan.

Il video illustra quattro tecniche di combattimento fondamentali, tra cui attacchi di precisione a lungo raggio, eliminazione di obiettivi sensibili al fattore tempo, attacchi di saturazione e assalti accecanti e distruttivi. Queste operazioni facevano parte delle esercitazioni militari congiunte su larga scala intorno all’isola di Taiwan, nome in codice “Justice Mission 2025”, iniziate lunedì. Pechino considera Taiwan parte del suo territorio e minaccia di usare la forza per prenderne il controllo.

Manovre cinesi: le reazioni all’estero

Parole di condanna per le manovre cinesi al largo di Taiwan sono arrivate dall’Australia che le ha definite “destabilizzanti”. Inoltre il ministero degli Esteri australiano ha espresso formalmente preoccupazione presso le controparti di Pechino.

“L’Australia si oppone fermamente a qualsiasi azione che aumenti il rischio di incidenti, errori di calcolo o escalation”, ha dichiarato il dipartimento degli Affari esteri e del Commercio di Canberra in una nota.

“Le divergenze dovrebbero essere gestite attraverso il dialogo, non con l’uso della forza o della coercizione”, ha aggiunto, avvertendo che le esercitazioni “rischia di infiammare le tensioni regionali”.

Per il Giappone, le esercitazioni militari cinesi di questi giorni che simulavano un blocco marittimo di Taiwan, “aggravano le tensioni” nella regione. “Le recenti esercitazioni militari condotte dall’esercito cinese sono azioni che esacerbano le tensioni nello Stretto di Taiwan”, ha dichiarato Toshihiro Kitamura, portavoce del ministero degli Esteri giapponese.

“Il governo giapponese ha sempre affermato di voler risolvere pacificamente la questione di Taiwan attraverso il dialogo. La pace e la stabilita’ nello Stretto di Taiwan sono importanti per l’intera comunita’ internazionale”, ha aggiunto in una dichiarazione ai media. “Continueremo a monitorare gli sviluppi molto attentamente”, ha concluso, precisando che Tokyo ha gia’ espresso le proprie preoccupazioni a Pechino. Questo episodio si verifica in un momento di crescenti tensioni tra Cina e Giappone.

Il nuovo primo ministro conservatore giapponese, Sanae Takaichi, ha suggerito a novembre che Tokyo potrebbe intervenire militarmente in caso di attacco a Taiwan.

Questa dichiarazione ha provocato l’ira di Pechino e ha innescato una grave crisi diplomatica tra le due potenze asiatiche.