Il provvedimento, incluso nella manovra di bilancio per il 2026, si prefiggeva di contrastare in maniera strutturale l’economia informale, favorendo la piena regolarizzazione delle attività aziendali, colpite dalle crisi globali degli ultimi cinque anni, e l’emersione e il rientro dei capitali che potranno così essere investiti sui mercati legali con un effetto di moltiplicatore sociale e di sviluppo del business ripristinando un ecosistema di leale concorrenza. Sono escluse dai benefici le aziende a oggi beneficiarie dei regimi fiscali speciali agevolativi

(Fonte: rivista Monitor) L’attuazione della manovra di bilancio del governo Rama 4, la più corposa in termini di intervento diretto per allineare l’economia albanese ai migliori standards e ritmi di crescita dell’Unione Europea, porta con sé l’applicazione del cosiddetto “pacchetto fiscale”. Esso consiste in 6 leggi approvate dal Parlamento nazionale con decorrenza da oggi. La Pace tributaria, in tale contesto ordinamentale, si configura come il dispositivo più ambizioso fra tutti, poiché intende favorire un percorso di legalizzazione del business e dei capitali senza rinunciare all’obiettivo di lotta al riciclaggio e alla criminalità finanziaria.
In sintesi, la legge approvata consente la sottoscrizione di un accordo tra le grandi imprese, con un reddito lordo superiore a 140.000 euro equivalente all’anno, e l’amministrazione tributaria dello Stato, per il pagamento anticipato dell’imposta sul reddito delle società.
“Qualsiasi impresa regolare, sia essa persona fisica o giuridica, potrà stipulare volontariamente questa intesa con l’amministrazione fiscale – spiegano dal Dicastero diretto dal Ministro socialista Petrit Malaj – Sono escluse da questa possibilità, le imprese nei cui confronti è stato avviato un procedimento penale per frode o evasione”.
Durante questo accordo, della durata di un anno con diritto di rinnovo fino a 2 volte, alle aziende interessate “verrà addebitato un anticipo d’imposta su una base imponibile aumentata. Pertanto, l’impresa non pagherà alcuna imposta in anticipo, ma la stessa verrà addebitata sulla base imponibile costituita dall’utile imponibile dell’anno precedente più un aumento del 18 per cento forfettario. Se l’utile effettivo a fine anno supera questo limite, allora verrà pagato il 5 per cento su questo aumento”.
In pratica, “l’accordo non modifica l’aliquota dell’imposta sugli utili, che è del 23 per cento per le imprese con un reddito netto superiore a 140.000 euro equivalenti, ma aumenta la base imponibile, poiché l’imposta sarà calcolata sull’utile dell’anno precedente più un margine aggiuntivo del 18 per cento. Solo per gli utili che superano questo livello stimato, sarà dovuta un’imposta aggiuntiva del 5 per cento. Di contro, le imprese aderenti beneficeranno dell’esenzione dai controlli fiscali per il periodo di applicazione e operatività dell’accordo”. Potrà inoltre essere opzionato il pagamento anticipato dell’imposta stessa.
Il Ministro delle Finanze, onorevole Petrit Malaj, durante l’incontro con i delegati imprenditoriali per la presentazione del “pacchetto fiscale 2026”, ha ribadito che “la richiesta delle Aziende per l’accordo di pace fiscale, una volta che sarà stata esaminata dalla Direzione generale delle Imposte, sarà delegata alle Direzioni fiscali regionali. Oltre a pagare anticipatamente l’imposta per mancata revisione contabile per un anno, le grandi imprese aderenti avranno la possibilità di dichiarare nuovamente i bilanci degli ultimi 5 anni, scontando un’imposta del 5 per cento”.
Quest’ultima verrà applicata a voci come: rivalutazione dei saldi di cassa, svalutazione di attività o passività fittizie, dichiarazione di attività precedentemente non denunciate, dichiarazione ex novo di utili non distribuiti e loro distribuzione come dividendi. “In tutti questi casi non saranno previste sanzioni né interessi di mora, a condizione che il contribuente dichiari in anticipo di trarre beneficio dall’accordo”.



