La sicurezza perduta in Italia: una politica, assente e cittadini sotto assedio

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C’è una domanda che oggi molti cittadini si pongono, con rabbia e con un senso crescente di abbandono: dove cavolo è finita la politica?

Uscire la sera, prendere un treno, attraversare una stazione, camminare in una città italiana non è più un gesto normale. È diventato un rischio calcolato. È paura concreta, non suggestione mediatica. È il timore di incontrare violenza, arroganza, impunità.

Questa non è percezione. È realtà quotidiana.

Stazioni e treni: territori abbandonati dallo Stato

Le stazioni ferroviarie, un tempo simbolo di movimento e connessione, sono oggi epicentri di degrado e criminalità. Spaccio a cielo aperto, aggressioni, borseggi seriali, minacce. Tutto sotto gli occhi di chi viaggia e di chi lavora.

I controlli delle ferrovie e delle forze dell’ordine sono intermittenti, spesso assenti nelle fasce più critiche. Il risultato è chiaro: intere aree lasciate al controllo della criminalità.

Chi prende un treno la sera sa di dover stare in allerta. Donne che stringono le chiavi tra le dita, anziani che evitano certi orari, giovani che cambiano percorso. Quando la paura diventa abitudine, lo Stato ha già perso.

Baby gang, violenza diffusa e impunità garantita

Il fenomeno delle baby gang e della criminalità predatoria è sotto gli occhi di tutti. Gruppi che agiscono con brutalità e arroganza, certi di non subire conseguenze reali. Aggressioni, rapine, violenze sessuali, pestaggi: reati gravi trattati come fastidi amministrativi.

Le denunce si accumulano, ma troppo spesso finiscono nel nulla. Arresti seguiti da rilasci immediati. Misure cautelari ridicole. La certezza della pena è diventata un’eccezione.

Qui non si tratta di razza o provenienza. Qui si tratta di legalità. Chi delinque deve essere fermato. Punto.

Rimpatri inesistenti: il fallimento dello Stato

I rimpatri dei soggetti irregolari e pericolosi sono ridicoli nei numeri e lenti nei tempi. A fronte di migliaia di denunce, i rimpatri reali sono una goccia nel mare.

Il messaggio che passa è devastante: si può restare in Italia anche dopo aver commesso reati. Questo è un insulto ai cittadini e un’ingiustizia verso gli immigrati onesti che rispettano le leggi.

Senza rimpatri seri e immediati per chi delinque, parlare di sicurezza è pura ipocrisia.

Una legge debole e una giustizia scollegata dalla realtà

A complicare il quadro c’è una legislazione debole, ideologica, spesso scollegata dalla realtà. L’interpretazione della legge appare disomogenea, talvolta incomprensibile.

Chi commette reati gravi resta libero. Chi subisce violenza si sente colpevole di aver denunciato.

La giustizia sembra più preoccupata dei diritti dei delinquenti che della sicurezza delle vittime?

Questo non è garantismo: è resa dello Stato.

La politica dorme, i cittadini hanno paura

Di fronte a tutto questo, la politica è assente. Dorme. Minimizza. Giustifica.

Mentre i cittadini cambiano abitudini per paura, chi governa discute di slogan. La sicurezza non è un tema ideologico: è un diritto primario.

Non serve uno Stato autoritario. Serve uno Stato presente. Controlli veri. Presidio del territorio. Certezza della pena.

Conclusione: senza sicurezza non c’è libertà

Un Paese in cui si ha paura di uscire di casa la sera non è un Paese libero. È un Paese che ha smesso di proteggere i suoi cittadini.

Continuare a negare l’evidenza significa essere complici di questo fallimento. La sicurezza non è propaganda, non è razzismo, non è allarmismo: è la base della convivenza civile.

Se lo Stato non torna a farsi sentire, la paura continuerà a governare le nostre città.

E quando la paura prende il posto della legge, la democrazia è già ferita.

Cav. Giuseppe PRETE pres. EUROPEAN CHANCELLOR WOA