Ma quali sono, davvero, i diritti dei bambini?

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Una prima Dichiarazione internazionale dei diritti dei bambini risale al 1924, ai tempi della Società delle Nazioni. Nel tempo si sono susseguite un gran numero di norme nazionali e internazionali, tese alla tutela dei minori

Non si può non rilevare l’ipocrisia di chi predica i diritti dei bambini e promuove il “diritto fondamentale” all’aborto, nonostante, ad esempio, l’art. 6 CRC (Gli Stati riconoscono a ogni bambino l’intrinseco diritto alla vita. Gli Stati devono assicurare l’estensione massima della sopravvivenza e dello sviluppo del bambino) e nonostante il Preambolo della “Dichiarazione Universale dei diritti del fanciullo” del 1959 che invoca una particolare protezione e cure speciali, compresa un’adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo la nascita.

Tutte le norme del mondo servono davvero a poco se non si poggiano sulla legge naturale che protegge il diritto alla vita di tutti gli esseri umani e, in particolare, il diritto dei bambini di nascere e quello di crescere con la mamma e il papà (appena accennato all’art. 7 CRC). Oggi sono innanzitutto i diritti dei bambini a essere calpestati da unioni e adozioni gay, poliamore, utero in affitto, “love is love”, e i nostri Lettori saranno d’accordo.

Ma quanti sono disposti a riconoscere che la radice di questo male è nella legalizzazione del divorzio?

«Non c’è più religione!»

Sono stata invitata tempo fa a parlare di famiglia e a presentare il mio libro Per amore dei nostri figli dal responsabile di un ente politico costituito per la difesa dei valori, davanti a un pubblico “amico”, certamente non “liberal” né di sinistra.

Tra i correlatori, infatti, c’erano un senatore e un assessore di centrodestra (non faccio nomi per non sollevare inutili polemiche). Ma, ahimè, a un certo punto ho avuto la sensazione di essere capitata in un raduno della “Luca Coscioni”.

Costoro, infatti, in modo pacato, dialogante e molto gentile hanno detto neanche troppo velatamente che una mamma demente, malata, è bene che muoia, così come un disabile grave è bene che possa suicidarsi; e che le donne in crisi per una gravidanza inaspettata devono avere “la scelta”.

Hanno anche dato per scontato che l’inferno non esista. E mi sovviene allora il ricordo della mia nonnina (classe 1902) che ogni volta che c’era qualche bruttura da commentare diceva: «Non c’è più religione!». Su tutti questi temi ci sarebbe ovviamente molto da dire, ma non è questo il luogo.

«Basta l’amore»

È un altro il punto su cui vorrei ragionare ora. Se ai relatori e ai presenti avessi chiesto se fossero favorevoli al gender e alle adozioni gay, sono (quasi) sicura che avrebbero risposto di no. Il senatore e l’assessore hanno però, di fatto, sostenuto fermamente che ai bambini basta l’amore. Se i genitori sono separati e magari risposati con altre persone a loro volta con figli, le famiglie allargate possono continuare a essere bellissimi luoghi d’amore.

Dalla reazione del vasto pubblico, mi sono resa conto che la maggioranza in sostanza condivideva queste tesi.

E magari le condivide anche una parte di voi, gentili Lettori. Vorrei allora proporre alcuni spunti di riflessione. La morale è davvero in crisi, come è in crisi il comune senso del pudore, come è in crisi il fondamentale principio del rispetto della vita umana in ogni circostanza.

Ma la radice del male è davvero profonda. Se Madre Teresa, giustamente, vedeva nell’aborto la prima e principale minaccia alla pace sociale, mi chiedo se non sia il caso di puntare il dito anche contro il divorzio e la mentalità divorzista che è evidentemente infiltrata dappertutto, anche tra persone “conservatrici” che si riuniscono per parlare e promuovere i valori.

Il divorzio fa male ai figli. Sempre. Anche se poi – si spera – questi riescano a elaborare il lutto e a costruire un sano rapporto affettivo con i divorziati. Ma se ai bambini basta l’amore di un padre e di una madre separati, il passo per legittimare “tutto il resto” è davvero breve.

Quanto è bello il “poliamore”

Varie province canadesi hanno già, in varia misura, legalizzato anche le unioni poliamorose. Del resto di “troppie” e di promozione del poliamore si parla già da dieci anni almeno. Non solo in Canada, ma anche in Brasile, in Thailandia, in Spagna, negli Usa (in alcune città del Massachusetts) vengono registrate le unioni “di gruppo” (“domestic partnership”) tra più di due adulti. In Colombia è stato riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità in una “famiglia poliamorosa”. Non si tratta (ancora) di vero e proprio matrimonio civile tra tre o più persone, ma siamo sulla “buona” strada.

Tutto è cominciato con il matrimonio gay

Che il “matrimonio” gay sia stato l’inizio dello sdoganamento delle più varie e fantasiose forme di convivenza si diceva da sempre. «Ma se lo fanno “loro”, per “noi” che male c’è?», pontificavano gli illuminati, trascurando che la cosa avrebbe presto coinvolto i bambini.

Giuseppina La Delfa, fondatrice ed ex presidente di Famiglie Arcobaleno, era stata invece molto chiara: «La scienza – la psicologia, l’antropologia, la pedopsichiatria – e anche la sociologia e il diritto ormai» dimostrano che i bambini crescono bene non solo nella “famiglia arcobaleno”, ma anche all’interno di “famiglie” composte da una pluralità di genitori: «Non importa – assicura La Delfa – se questi siano uno, due o diciotto».

I Lettori sanno bene quanto ciò sia falso. In Per amore dei nostri figli potete consultare l’ingente mole di bibliografia che prova esattamente il contrario: i bambini crescono meglio con un padre e una madre sposati.