La Cina non accetta che i Paesi agiscano come “giudici del mondo”, in merito alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Usa, rilevando che la sovranità di tutte le nazioni “deve essere protetta”.
È quanto ha affermato il ministro degli Esteri Wang Yi, nell’incontro avuto domenica a Pechino con il suo omologo pakistano Ishaq Dar, riferendosi agli “improvvisi sviluppi in Venezuela” senza menzionare direttamente gli Stati Uniti.
“Non abbiamo mai creduto che un Paese potesse fungere da polizia del mondo, né accettiamo che una nazione possa affermare di essere giudice del mondo”, ha osservato Wang, nel resoconto dei media statali. “La sovranità e la sicurezza di tutti i Paesi dovrebbero essere pienamente protette dal diritto internazionale”, ha aggiunto il capo della diplomazia di Pechino, nel suo primo intervento pubblico dopo che le immagini di Maduro bendato e ammanettato.
Pechino si trova a misurare il suo peso diplomatico e a tentare di difendere la “partnership cooperativa per tutte le stagioni” firmata nel 2023 con Caracas, a 50 anni circa di rapporti diplomatici, dopo l’affermazione del presidente americano Donald Trump secondo cui gli Usa puntano a supervisionare in via temporanea il governo del Venezuela.
Il Dragone ha rappresentato per il Venezuela un’ancora di salvezza economica da quando gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno intensificato le sanzioni nel 2017, acquistando beni per un valore di circa 1,6 miliardi di dollari nel 2024, secondo i dati annuali più recenti disponibili: quasi la metà degli acquisti mandarini riguarda il petrolio, secondo i dati doganali.



