In un contesto mondiale in cui il diritto internazionale viene sistematicamente calpestato e l’escalation militare è spesso trattata come un fatto inevitabile, serve sempre di più un’informazione del Servizio Pubblico che restituisca la complessità e proponga riflessioni complete
. Altrimenti significa accettare una narrazione mutilata.
Oggi nei media domina una logica binaria, azione e reazione, attacco e contrattacco, mentre vengono sistematicamente esclusi chi lavora sul campo umanitario, chi pratica la diplomazia, chi prova a immaginare soluzioni diverse dalla forza, chi rivendica la necessità del rispetto del diritto internazionale.
Questo squilibrio non è neutro, educa alla guerra.
Tra gli aspetti più gravi del boicottaggio della commissione di vigilanza Rai, che è in corso da oltre un anno da parte della maggioranza, pesa il blocco dei lavori su un atto di indirizzo molto importante “No peace No Panel”.
L’appello di No Peace No Panel ricorda una cosa semplice e radicale: la pace non è un’opinione marginale, ma il necessario contraddittorio della guerra.
E che la richiesta di riprendere i lavori arrivi da cittadini, giornalisti, associazioni e persino da un membro del Cda Rai dovrebbe bastare a superare ogni alibi. Integrare nel contratto di servizio un principio come No Peace No Panel non significa censurare, ma allargare lo sguardo, rendere l’informazione più completa e quindi più onesta.
Chiedo ufficialmente alla maggioranza di poter riavviare le attività almeno su questo atto. Riprendere i lavori sulla pax condicio non è solo urgente, è doveroso. Ora.



