Sono stato pagato per raccontare lo sport, ma avrei pagato io di tasca per fare questo lavoro. Mi sono divertito e mi diverto. Mio padre era un olimpionico del salto in lungo, primatista italiano e a casa mia si è sempre respirato sport
Mia mamma mi dava 1 lira per andare a vedere le partite del Verona, annata calcistica 1942-‘43. Avevo 8 anni e riuscivo sempre a mettere da parte quella moneta da 1 lira. Con undici partite casalinghe di campionato alla fine della stagione avevo 11 lire e il Verona era promosso in serie B ”.
Un giorno di primavera del 1949 è seduto al solito banco della seconda liceo scientifico. Quella mattina la professoressa assegna un tema : parlate della tragedia del Grande Torino. Lui forse non lo sa, ma a 15 anni è già giornalista e scrive.
Voto della professoressa : 10.
Curiosamente da giovane pratica a buon livello sport (pluricampione italiano universitario di tennis). Poi organizza e racconta anni di boxe , compreso l’epico match Alì – Foreman di Kinshasa : “Il pugilato è lo sport che riesce a coinvolgerti di più”. Guarda incontri, partite, li riguarda, li cataloga e li studia : “ Lo sport è la più grande invenzione dell’uomo. Nella vita non farei altro che guardare sport “.
Non capite perché ? Si diverte . E vi sveliamo un segreto : se parlate o scrivete di qualcosa che non conoscete o conoscete poco, i lettori o gli ascoltatori se ne accorgono subito . Lui scrive per la Gazzetta dello Sport e poi libri, annuari, dirige periodici per addetti ai lavori, alleva giovani giornalisti. Diventerà capo dei servizi sportivi della neonata Canale 5 e poi della neonata Tele+, ma non gliene frega nulla di attrarre consenso .
“ Punto su questo giovane tennista svedese, Stefan Edberg : se non vince Wimbledon entro 5 anni, io smetto di scrivere di tennis “. Secondo voi com’è finita ?
Un giorno chiede di farsi affiancare nelle telecronache da un certo Gianni Clerici, che conosce da trent’anni. Qualcuno si oppone, non è convinto . E’ un certo Silvio Berlusconi. Secondo voi com’è finita ?
Lunedì 27 giugno 1988 sta raccontando Wimbledon. Interrompe e prende l’aereo per New York. Poi percorre in taxi oltre duecento chilometri fino ad Atlantic City, dove alla Convention Hall si tiene un pazzesco Tyson – Spinks, che dura la bellezza di 91 (novantuno) secondi, quanto basta al primo per sdraiare il secondo.
Finito il match, lui fa il percorso inverso e rientra a Wimbledon fresco come una rosa e senza aver neanche toccato le lancette del suo orologio. Chi vince Wimbledon ? Stefan Edberg.
Amare visceralmente lo sport richiede disciplina, ordine . Serve il conto per l’equilibrio e quindi le statistiche : “Vince in tre set : 6-2, 6-2, 6-2, insomma un 6-2 periodico”, “Partita con risultato isoscele, 6-1, 6-4, 6-1”, “Palla calante, volèe perdente”, perché lui è tecnico, matematico e diventa la parte geometrica di una coppia perfetta . Cosa daremmo per risentire le sue telecronache a due voci con Gianni Clerici ? Profondamente diversi e incredibilmente complementari .
Sono i Maradona e Careca del racconto tennistico live “ e poi chiude lo scambio con un passante di dritto che slaccia le scarpe ”.
Con quel capo leggermente chino, come se gl’importasse solo andare avanti per la sua strada, raccontando l’evento dal suo angolo : “Morire ? Mi dispiacerebbe perché non potrei sapere chi vince quel campionato, quel torneo o quell’Olimpiade”.
Chiudiamo gli occhi e immaginiamo : una vittoria di Sinner o della Paolini raccontate da lui.



