Meloni: «La disoccupazione scende e l’occupazione continua a crescere. Avanti su questa strada»

0
5

I numeri diffusi oggi dall’Istat raccontano un mercato del lavoro che, tra luci e ombre, continua a reggere

Il tasso di disoccupazione scende al 5,7 per cento, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche (2004). Cala anche la disoccupazione giovanile, che si attesta al 18,8 per cento. Su base annua, l’occupazione risulta in aumento, mentre sul mese si registra una lieve flessione degli occupati e una crescita degli inattivi.

È in questo quadro che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rivendica il segnale che arriva dai dati e indica la rotta politica.

«Gli ultimi dati Istat confermano un segnale importante: la disoccupazione scende ai livelli più bassi mai registrati dall’inizio delle rilevazioni e, su base annua, l’occupazione continua a crescere».

Meloni lega il risultato al “lavoro quotidiano” del tessuto produttivo e all’idea di un’Italia che prova a rafforzare la propria competitività anche dentro un contesto non semplice:

«Sono risultati che parlano del lavoro quotidiano di imprese, lavoratori e professionisti, e dello sforzo comune per rendere il sistema produttivo italiano più solido e competitivo, anche in un contesto complesso».

E infine, l’impegno dichiarato dell’esecutivo a insistere sul sostegno a chi produce, investe e assume:

«Il Governo continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro, investe e produce valore, rafforzando le politiche per l’occupazione e guardando con determinazione al futuro. Avanti su questa strada».

I numeri: minimo storico della disoccupazione, giù anche quella giovanile

Nel dettaglio, a novembre 2025 il tasso di disoccupazione scende di 0,1 punti e si porta al 5,7 per cento. La disoccupazione giovanile cala di 0,8 punti al 18,8 per cento. Nello stesso mese diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-30 mila, pari a -2,0 per cento).

Sul lato occupazionale, però, il dato mensile segnala un lieve arretramento: gli occupati diminuiscono di 34 mila unità (-0,1 per cento) e il tasso di occupazione scende al 62,6 per cento (-0,1 punti). È una fotografia che suggerisce prudenza: il mercato del lavoro resta su livelli alti rispetto alla traiettoria degli ultimi anni, ma non procede in linea retta.

Box dati (Istat, novembre 2025)

  • Tasso di disoccupazione: 5,7 per cento (minimo dal 2004)
  • Disoccupazione giovanile (15-24 anni): 18,8 per cento
  • Tasso di occupazione: 62,6 per cento
  • Occupati: 24 milioni 188 mila (in lieve calo sul mese)
  • Variazione occupati sul mese: -34 mila
  • Variazione occupati su anno: +179 mila (+0,7 per cento)
  • Persone in cerca di lavoro sul mese: -30 mila (-2,0 per cento)

Dentro i dati: chi cresce, chi rallenta

La dinamica mensile mostra una riduzione degli occupati che coinvolge in particolare alcune componenti: si riducono i dipendenti a termine e gli autonomi, mentre i dipendenti permanenti risultano sostanzialmente stabili. Anche per età, la fotografia non è uniforme: il calo mensile riguarda soprattutto alcune fasce (tra cui i più giovani), mentre altre risultano più stabili.

Sull’orizzonte annuo, invece, il segno resta positivo: l’occupazione risulta in crescita rispetto a novembre 2024. Ed è proprio questo doppio livello — lieve flessione congiunturale e aumento tendenziale — a rendere il quadro più articolato di uno slogan.

L’altra faccia: gli inattivi e la questione femminile

Accanto alle buone notizie su disoccupazione e lavoro giovanile, il dato degli inattivi torna al centro: nella lettura del mese, alla diminuzione di occupati e disoccupati si associa una crescita di chi resta fuori dal mercato del lavoro. È un indicatore da non trascurare, perché può segnalare scoraggiamento, transizioni non ancora assorbite, o scelte di vita e cura che il sistema non riesce a sostenere.

Dal mondo economico arriva anche un richiamo: pur riconoscendo la tenuta del quadro generale e i progressi degli ultimi anni, resta un nodo strutturale, quello della bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro. Negli ultimi anni l’occupazione delle donne è aumentata, ma il tasso di inattività femminile resta elevato (oltre 42 per cento).

La linea del governo: consolidare e rendere strutturale

Il punto politico, oggi, è la continuità: trasformare il dato “record” della disoccupazione in una tendenza che regge anche quando il contesto si complica. Vuol dire insistere su due fronti: lavoro stabile e produttività, cioè capacità delle imprese di crescere e competere, e politiche attive, cioè formazione e incrocio tra domanda e offerta, soprattutto per chi entra adesso nel mondo del lavoro.

Nella sintesi di Meloni, i numeri vanno letti come una conferma della direzione:

«Avanti su questa strada».

La sfida ora è tutta nella tenuta. I dati Istat certificano un risultato che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile, ma allo stesso tempo ricordano che il mercato del lavoro resta un organismo sensibile, esposto alle oscillazioni economiche, demografiche e sociali. Il minimo storico della disoccupazione non è un punto d’arrivo, ma una soglia da difendere.

La partita decisiva si gioca sul terreno della qualità dell’occupazione: trasformare la crescita in lavoro stabile, ridurre le sacche di inattività, accompagnare i giovani e le donne dentro un sistema produttivo che sappia offrire prospettive e non solo numeri. È qui che i dati mensili e quelli annuali si incrociano e chiedono una lettura politica, non solo statistica.

In questo quadro, la linea indicata dal governo resta quella della continuità: sostenere chi crea lavoro, rafforzare il tessuto delle imprese, investire sulle competenze e sulla formazione, evitando scorciatoie assistenziali che in passato hanno drogato il mercato senza risolverne le fragilità strutturali.

I numeri, oggi, parlano chiaro. Ma come sempre accade quando si entra in territorio inesplorato, il vero banco di prova sarà la capacità di consolidare questi risultati nel tempo. Per questo il messaggio della presidente del Consiglio non è solo una rivendicazione, ma una dichiarazione d’intenti: avanti su questa strada, perché tornare indietro, sul lavoro, sarebbe il rischio più grande.

Leo Valerio Paggi per La Voce del Patriota