Giovani e lavoro povero, fine pena mai

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In Italia il presente e il futuro dei giovani è sempre più compromesso. È quanto emerge da un’analisi Cgil dei dati retributivi resi disponibili dall’Inps: una situazione di povertà presente (nel lavoro) e futura (nella pensione) rispetto alla quale l’ultima legge di bilancio non produce nessuna novità e anzi opera una vera e propria cristallizzazione

I dati parlano chiaro e dipingono un quadro di vera e propria emergenza nazionale: un operaio under 35 percepisce mediamente meno di 14.000 euro annui, una soglia che lo colloca ben al di sotto dei 20.000 euro percepiti dai colleghi over 35 per le medesime mansioni.

Questo scarto di oltre il 40% non è un semplice “ritardo di carriera”, ma la prova di un sistema che svaluta sistematicamente il lavoro giovanile. Anche nel settore impiegatizio, la retribuzione under 35 non raggiunge i 22.000 euro, a fronte degli oltre 30.000 euro della fascia più matura, evidenziando una perdita di potere d’acquisto che preclude ogni possibilità di autonomia.

Tutto ciò mette una ipoteca molto pesante sul futuro. La condizione previdenziale è infatti fortemente connessa con il tema della povertà lavorativa: a causa dei meccanismi di adeguamento all’aspettativa di vita, i lavoratori rischiano di dover raggiungere i 46 anni e 3 mesi di contributi entro il 2035 per poter accedere alla pensione. Questo dato, se incrociato con la realtà salariale e contrattuale fotografata dall’Inps, trasforma la previdenza in un incubo sociale per gli Under 35.

Il vero dramma tecnico risiede nella discrasia tra l’aumento dei requisiti contributivi e la realtà del mercato del lavoro attuale. Se un giovane operaio oggi percepisce meno di 14.000 euro annui e un impiegato meno di 22.000 euro, la sua capacità di generare un montante contributivo dignitoso è già compromessa in partenza. Inutile sottolineare come oggi siano proprio le nuove generazioni ad essere quelle maggiormente colpite da percorsi lavorativi discontinui involontari e forme di lavoro atipiche sempre più precarie.