Il baseload nucleare non è necessario per le reti elettriche europee del futuro

0
7

Il modo più rapido ed economico per produrre energia elettrica è oramai tramite le rinnovabili

I prezzi dei pannelli fotovoltaici per kW sono calati di venti volte tra il 1975 e il 2010, e si sono ridotti di oltre il 90% negli ultimi 15 anni. Nel frattempo, l’efficienza è passata dal 12-13% al 20-25% di oggi.

La Cina da sola ha installato qualcosa come 256 GW di fotovoltaico solo nei primi sei mesi del 2025, più di quanto abbiano mai installato gli USA.

Vuol anche dire che considerando un fattore di capacità del 15%, solo questi nuovi impianti costruiti in appena sei mesi daranno circa 330 TWh di energia, un valore paragonabile a tutta la produzione da nucleare cinese (450 TWh annui), con la differenza che il parco reattori cinese è stato costruito in oltre trenta anni, non in sei mesi. Dieci anni fa, la critica principale alle rinnovabili era che non avrebbero mai dato abbastanza energia.

Oggi le argomentazioni sono cambiate: qualcuno continua a dire ancora che “serve il nucleare in Italia e in Europa” per garantire il cosiddetto “baseload” o carico di base.

Un recente articolo scientifico pubblicato da una ventina di scienziati energetici tedeschi sfata anche questo mito: per avere una produzione stabile e continua in Europa e completamente decarbonizzata (senza emettere CO2) non serve nuovo carico di base, sia che provenga da nucleare, da energia geotermica (una fonte ancora trascurata ma comunque interessantissima) o da fonti fossili con la cattura della CO2 emessa.

Nel loro articolo, dal titolo eloquente “Baseload power plants are not essential for future power systems” (Le centrali elettriche che producono “carico di base” o baseload non sono essenziali per le reti elettriche del futuro”, analizzano degli scenari al 2045 e dimostrano che le reti europee possono stare comunque in piedi senza installare nuovo carico di base.

Marco Bella