Negli ultimi quattro anni i salari reali in Italia si sono ridotti di circa il 6%

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Un dato gravissimo, che certifica quello che milioni di lavoratori vivono ogni giorno: si lavora di più, ma si è sempre più poveri
I numeri dell’Inps confermano che le retribuzioni non hanno recuperato l’inflazione e che il potere d’acquisto continua a erodersi, anche a causa di un sistema fiscale che non è stato adeguato all’aumento dei prezzi.
Di fronte a questa realtà, continuare a dire che va tutto bene perché cresce l’occupazione è fuorviante. Cresce un’occupazione povera, soprattutto nei settori dei servizi maturi come turismo, bar e ristorazione, dove si concentrano bassi salari e scarse tutele. È un modello che non produce valore aggiunto, non aumenta la produttività e non migliora la qualità del lavoro.
Anzi, intrappola le persone in una condizione di povertà nonostante abbiano un impiego.
Una risposta concreta esiste ed è sotto gli occhi di tutti: introdurre un salario minimo legale indicizzato. Servirebbe a proteggere le fasce più basse, a recuperare potere d’acquisto e a innescare un effetto positivo anche sugli altri salari.
Rifiutare questa scelta significa accettare un progressivo impoverimento del lavoro e incentivare un’economia fondata su bassi salari e lavoro povero.
Il Movimento 5 Stelle continuerà a battersi perché il lavoro torni a essere uno strumento di dignità e non una trappola. Senza salari giusti non c’è crescita, non c’è futuro, non c’è giustizia sociale.