Se il giudice accoglierà la richiesta della procura, Jacques Moretti potrà uscire dal carcere pagando 200mila franchi, circa 215mila euro, e altrettanti dovrà versarne la moglie Jessica per non entrarci
Valanghe di film e telefilm americani si rincorrono nella memoria, restituendoci il ricordo di una sensazione di disagio. Intendiamoci: anche da noi, abitanti di un’altra civiltà giuridica, l’imputato benestante è privilegiato perché può permettersi gli avvocati migliori. Però il meccanismo della cauzione ti sbatte più brutalmente in faccia il potere della ricchezza.
Non importa la gravità delle accuse, come nel caso di Crans Montana. Se hai i soldi, esci. Se non li hai, rimani dentro.
Al di là dell’aspetto morale, trovo incongruente che prima lo Stato ti arresti nel timore che scappi, e poi fissi il prezzo per cui è disposto a correre il rischio che tu lo faccia davvero. Un prezzo, oltretutto, che finisce per premiare i più furbi. Quelli che, come i proprietari del locale andato a fuoco, non dichiarano redditi, ma solo ipoteche e leasing.
A una persona che risulta nullatenente senza esserlo, così certifica la procura svizzera, non si possono chiedere più di 200mila franchi per comprarsi la libertà.
Ma è proprio l’idea in sé che il denaro possa comprarsi tutto, anche la libertà, a risultare particolarmente odiosa in certe circostanze.
Davanti a una tragedia che chiama in causa l’avidità e l’incuria degli uomini bisognerebbe muoversi con un po’ più di rispetto per i morti, e per i vivi.
Massimo Gramellini



