IL 45 GIRI, TROPPO BELLO PER NON ACCAREZZARLO

0
0

Com’era bello il 45 giri. Con quell’odore lieve di plastica compressa e di vinile. Non bisognava toccarlo, nella parte nera e lucida, ma chi poteva resistere: lo sfioravi in punta di dita, ne seguivi dolcemente i solchi. E poi, pentito ma non troppo, correvi e pulirlo quasi maniacalmente, con il panno morbido

Ogni granello di polvere era un attentato alla purezza del suono: la puntina del giradischi non aveva pietà, era un inflessibile giudice, il disco “saltava”, perdeva il suo fascino, interrompeva la bellezza del brano. Ma tu lo volevi toccare, quel 45 giri che avevi comperato con i soldini della “settimana” paterna: era roba tua, solo tua, e potevi fare quel che volevi.

Sette pollici. Piccolo, piccolissimo. Il 45 giri stava dovunque. Lo portavi con te, con quel meraviglioso “mangiadischi” di plastica, che negli anni Settanta sembrava un prodigio della tecnica.

Quel piccolo ed elegante cerchietto di vinile lo custodivi dentro un meraviglioso raccoglitore, plastica fuori e cellophane dentro. Era il tuo archivio viaggiante, il passepartout per le feste, i lenti e i giovanissimi cuori: se arrivavi con i dischi, nelle case degli amici, per le prime seduzioni, diventavi automaticamente il re della festa.

E decidevi tu quali brividi regalare ad amici e amiche, soprattutto. La chiave per la felicità.

Il 45 giri venne commercializzato per la prima volta il 31 marzo 1949. Per 40 anni è stato il deus ex machina delle sensazioni più belle, la colonna sonora della nostra vita.

Poi è svanito in un battito di ciglia, travolto dalla tecnologia senza cuore. C’era il lato A, in genere il brano più celebre e gettonato, e il lato B dove sono nati, senza volerlo e presumerlo, autentici capolavori.

Già, il lato B. Una delle tante storie incredibili di quegli anni sospesi nella magìa. I will survive, manifesto immortale della disco anni Settanta, venne relegato nella parte meno nobile del 45 giri: ma Gloria Gaynor, oggi splendida signora ultraottentenne, è passata alla storia per quel brano, e non per Substituite che campeggiava nel lato A. Cosa vuol dire il caso: pensate se nessuno, o pochissimi, avessero ascoltato anche il lato B di “In silenzio”, 45 giri dei Pooh del 1968: non avremmo canticchiato per decenni “Piccola Ketty”.

Quanti lati B sono passati dal sottoscala della musica all’attico della storia: da Houng Dog di Elvis Presley alla Canzone di Marinella di De Andrè, dalla Fiera dell’est di Branduardi fino ad arrivare all’esempio più clamoroso, We We’ll rock you dei Queen.

E ancora, Penny Lane dei Beatles, Your song di Elton John e la travolgente I feel Love di Donna Summer, con la quale Giorgio Moroder, che ne fu autore, cambiò i paradigmi della disco, grazie a quel crescente, ossessivo ritmo in levare impreziosito da una delle voci più belle di sempre.

Capolavori che qualche discografico dalla vista corta aveva utilizzato come mero e quasi umiliante riempitivo, come semplice completamento di quello che doveva essere un successo annunciato. La rivincita del lato B è una delle storie più belle legate al 45 giri, piccolo amico da portare alle feste, da collezionare sullo scaffale della cameretta, una leggenda, come tante altre, spazzata via dalla tecnologia tiranna.

Qualcuno conserva quelle vestigia di un passato troppo bello per non essere rimpianto: qualcuno li ascolta ancora. E magari, con il dito, percorre ancora quei solchi per sentirsi vivo.