C’è, da tempo, una nuova povertà che avanza silenziosa, l’analfabetismo funzionale

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Non è mancanza di parole, ma incapacità di comprenderle, di collegarle, di metterle in discussione
Ed è diventato terreno fertilissimo per il potere. Ogni mattina, nelle trasmissioni più seguite, ci viene raccontata una realtà semplificata e urlata, allarme sicurezza, paura diffusa, nemico ben riconoscibile.
Si prende un problema reale, come quello dei maranza, lo si ingigantisce, lo si isola dal contesto e lo si usa come grimaldello emotivo.
Paura al posto del ragionamento. Istinto al posto dei diritti.
Così passa l’idea che il nuovo decreto sicurezza sia “necessario”, “inevitabile”, quasi naturale.
Peccato che dentro ci siano limitazioni pesanti alle libertà individuali di tutti, non solo di chi delinque. Ma su questo si sorvola. Troppo complesso. Meglio uno slogan.
Il punto più inquietante è che tutto questo non arriva solo “dall’alto”. È accanto a noi, nei discorsi al bar, nelle chat di famiglia, nei commenti sui social. Persone comuni che ripetono narrazioni confezionate altrove, come automi convinti di pensare con la propria testa.
Difendere la democrazia oggi significa una cosa semplice e scomoda, fermarsi, capire, dubitare.
Perché ogni libertà persa in nome della sicurezza, difficilmente torna indietro.
E quando ce ne accorgiamo, di solito, è già troppo tardi.
Svegliamoci!