Non c’è alcun tradimento dell’Europa: verità e misura su Zelensky

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Ho letto, in questi giorni, dichiarazioni che definiscono il Presidente Zelensky “ingrato” verso l’Europa, insinuando l’idea di un tradimento politico dopo gli aiuti economici, militari e diplomatici ricevuti

Confesso che questo mi ha colpito negativamente, perché so quanto siano delicate la percezione pubblica e la credibilità delle istituzioni, soprattutto in tempo di guerra. E so altrettanto bene quanto la propaganda sfrutti ogni parola fuori posto.
La realtà, però, è un’altra e merita di essere rimessa al centro, con sobrietà.

Un rapporto che non si è incrinato

L’Ucraina mantiene relazioni costruttive con l’Europa. Non parlo per supposizioni ma sulla base di riscontri diretti: vi è dialogo politico, sostegno economico, cooperazione diplomatica. L’unico attrito noto riguarda l’Ungheria, ma anche lì non si parla di rottura. Anzi: Budapest ha comunque garantito sostegno umanitario alla popolazione ucraina. Non è un dettaglio.

Il resto dell’Europa continua a sostenere Kyiv, ed il percorso di avvicinamento all’Unione resta in piedi, a conferma che non esiste alcuna “inversione di rotta”.

Il ruolo americano e la pace possibile

Gli Stati Uniti continuano a giocare un ruolo decisivo. L’interesse americano alla pace non può e non deve essere letto come disimpegno, ma come parte di una strategia che tenta di fermare la guerra senza trasformare la vittima in un colpevole né il colpevole in un vincitore.

Chi conosce la diplomazia sa che la trattativa non è sinonimo di resa: è una fase della guerra, e spesso il presupposto della pace. Finché non si accetta questo, si confonde il rumore con la sostanza.

La verità del Paese sotto attacco

Mentre noi discutiamo, l’Ucraina vive un inverno durissimo. La Russia colpisce infrastrutture energetiche sapendo che là gli inverni non perdonano: –18°C a Kyiv, case che scendono sotto lo zero, famiglie senza acqua, elettricità o riscaldamento per molte ore.

È una linea di guerra che in Europa fatichiamo a immaginare

Dentro questa sofferenza non ho mai colto arroganza, né disprezzo verso l’Europa. Ho piuttosto visto riconoscenza, gratitudine e senso del limite. Chi si occupa di diplomazia lo sa: la forma conta, ma anche il contesto. E il contesto qui è drammatico.

L’ipotesi del Donbass non è una linea europea

Ho letto opinioni favorevoli a “cedere il Donbass alla Russia”. È giusto chiarire: si tratta di analisi, ipotesi, speculazioni che appartengono al dibattito mediatico, non alle cancellerie europee. Ad oggi non esiste una posizione ufficiale dell’Unione che sostenga una riduzione territoriale dell’Ucraina come via obbligata alla pace.
Confondere il dibattito con le decisioni genera paura e sfiducia, ed è un regalo a chi punta a dividere l’Occidente.

La propaganda ha bisogno di crepe, non di fatti

La narrazione dell’Ucraina ingrata serve solo a un attore: Mosca. Non perché sia vera, ma perché rafforza la sensazione di isolamento di Kyiv, la stanchezza dell’opinione pubblica europea e il desiderio di “tornare alla normalità”. È la guerra psicologica, prima ancora della guerra militare.

Per questo bisogna evitare di trasformare una frase infelice in una linea politica. Le parole sono deterrenti o detonatori — in questo caso, rischiano di essere il secondo.

Ciò che ho visto nella diplomazia della pace

Per anni ho viaggiato, negoziato e ascoltato uomini e donne impegnati nella mediazione internazionale. Ho incontrato rappresentanti governativi, politici, e popoli in situazioni di conflitto e ho imparato una cosa: chi è sotto attacco non ha il tempo di elaborare la gratitudine nella forma che l’Occidente si aspetta, ma spesso la manifesta nei fatti, nella lealtà silenziosa e nella scelta di continuare il dialogo anche quando avrebbe mille ragioni per chiuderlo.

Ho studiato il comportamento di alcuni leader che avrebbero avuto tutto il diritto di alzare la voce, e invece si sono limitati a chiedere aiuto con dignità. La diplomazia non registra gli applausi, registra la costanza. E quella di Kyiv, oggi, esiste.

Non si sta tradendo l’Europa

Non c’è alcun tradimento da parte dell’Ucraina. Né sul piano diplomatico, né su quello strategico, né su quello umano. Esiste invece un Paese che resiste, una diplomazia che lavora e un’Europa che, pur con le sue contraddizioni, continua a sostenere il fronte che difende i suoi stessi valori.

Chi sostiene Kyiv non lo fa per beneficenza, ma per sicurezza collettiva. E chi parla di ingratitudine rischia di colpire la parte sbagliata della storia.

cav. Giuseppe PRETE PRES. EUROPEAN CHANCELLOR WOA