Negli ultimi anni molti governi europei hanno irrigidito le politiche migratorie, rafforzando controlli e rimpatri
La Spagna, guidata dal socialista Pedro Sánchez, ha invece scelto una strategia opposta: aumentare i canali di ingresso regolari e riconoscere diritti a chi già vive e lavora nel Paese, anche per contrastare l’invecchiamento della popolazione e la carenza di manodopera.
Il governo spagnolo ha deciso tramite decreto reale, una misura straordinaria di regolarizzazione che potrebbe concedere lo status legale a circa 500 mila migranti irregolari.
L’annuncio è stato dato dalla ministra dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni e portavoce del governo, Elma Saiz, che ha definito il provvedimento “necessario per dare una risposta a una realtà sociale già presente nelle nostre strade, con un impatto sulla convivenza, sul benessere e sull’economia”.
La misura sarà adottata direttamente dal Consiglio dei ministri, senza passare dal Congresso dei deputati: una scelta legata alla fragilità della maggioranza parlamentare. Il decreto è sostenuto dal Partito socialista del premier Pedro Sánchez, dall’alleato di governo Sumar e dall’intera area della sinistra; era stato anticipato nei mesi scorsi da Podemos.
Chi potrà beneficiarne
La sanatoria riguarda gli stranieri che si trovavano in Spagna prima del 31 dicembre 2025, che possono dimostrare almeno cinque mesi di residenza continuativa nel Paese e che non hanno precedenti penali. Rientrano nella misura anche i richiedenti protezione internazionale che abbiano presentato domanda entro la stessa data.
La prova della residenza potrà essere fornita entro il 30 giugno attraverso documenti come l’iscrizione all’anagrafe comunale, certificati medici o di sussidi sociali, contratti di affitto, ricevute di invio di denaro alle famiglie d’origine o abbonamenti ai trasporti.
Durante l’esame delle domande, eventuali procedimenti di rimpatrio o ordini di espulsione per motivi amministrativi saranno sospesi. In caso di esito positivo, verrà concessa un’autorizzazione di soggiorno temporaneo di un anno, che permetterà di lavorare legalmente e accedere a diritti fondamentali come l’assistenza sanitaria. Al termine dell’anno sarà possibile richiedere un permesso ordinario secondo le norme sull’immigrazione.
Un’attenzione specifica è riservata alle famiglie: i figli minori dei richiedenti riceveranno un permesso di soggiorno della durata di cinque anni, perché – ha spiegato Saiz – “l’integrazione non è individuale, ma familiare”.



