Come sempre, il mio invito è leggere questo post con mente aperta, lasciando da parte fazioni, tifoserie e fedi scientifiche che fanno solo male all’essenza della vera scienza: il dubbio!
La frana di Niscemi è un problema vecchio, riattivato in modo drammatico negli ultimi giorni. L’altopiano su cui sorge la cittadina è composto da terreni argillosi e sabbiosi molto instabili, che da sempre creano condizioni favorevoli a frane a scorrimento profondo. A dimostrarlo c’è il famoso evento del 12 ottobre 1997. La causa principale è quindi geologica, aggravata dalla cattiva gestione del territorio.
È plausibile che le piogge intense e prolungate degli ultimi giorni abbiano contribuito a saturare il terreno argilloso, ma anche senza queste precipitazioni il versante avrebbe continuato a muoversi lentamente. La causa radice preesiste al cambiamento climatico.
Associare ogni catastrofe o evento naturale al cambiamento climatico può essere dannoso per motivi concreti. Innanzitutto diluisce le responsabilità politiche e di controllo del territorio, offrendo un alibi perfetto a chi dovrebbe fare manutenzione e combattere il dissesto idrogeologico.
In secondo luogo ostacola soluzioni mirate: se ci si limita al mantra “ridurre le emissioni globali”, si trascurano interventi rapidi e locali che salverebbero vite e case subito come manutenzione argini, piani di rischio aggiornati, investimenti massicci nella messa in sicurezza, lotta all’abusivismo edilizio, aumento delle aree verdi urbane, forestazione.
Alluvione del Polesine 1951, alluvione di Reggio Calabria 1953, alluvione della Costiera Amalfitana 1954, alluvione di Genova 1970, colata di fango della Val di Fiemme 1985, frana della Valtellina 1987, alluvione in Piemonte 1994, disastro di Sarno 1998, disastro di Giampilieri in Sicilia 2009.
Passano gli anni, passano i decenni, e i disastri si ripetono. La scusa di turno è sempre la stessa: “colpa del cambiamento climatico”, usata come paravento per coprire decenni di incuria, fondi sprecati, case costruite dove non si doveva, piani di rischio lasciati nei cassetti.
Questo discorso vale per tutto il Paese, non solo per la Sicilia. Servono fatti concreti, altrimenti quella lista di disastri che ho scritto continuerà inevitabilmente e ciclicamente ad allungarsi.
Marco M.M.



